
I dialoghi dei “Fratelli De Rege”, un insieme di assurdità che vanno ben oltre il nonsense, sono un classico della comicità italiana. Un modello irresistibile al punto da essere ripreso dalle più celebri coppie dello spettacolo sino a diventare “genere”; l’interpretazione più famosa è certamente quella di Walter Chiari e Carlo Campanini che iniziava con lo stentoreo “vieni avanti cretino!”.
Purtroppo, come già sosteneva il grande storico dell’economia Carlo Cipolla nel suo fondamentale libretto “Allegro ma non troppo”, i cretini, in quantità sovranumeraria rispetto al normale fabbisogno, sono la categoria più pericolosa che esista: fanno il nostro (e loro) danno senza trarne alcun beneficio. Se da un bandito posso difendermi cercando di prevederne gli obiettivi criminali, dal cretino non c’è difesa. E’ imprevedibile. Incontenibile. Inarrestabile. E i cretini sono tanti, molto più di quanto sia ragionevole pensare.
L’ultimo episodio di cretinismo attivo ci viene segnalato alle porte di Milano, nel punto vendita di una stranota catena di supermercati.
Cosa si sono inventati? La sbarra all’ingresso e all’uscita del parcheggio. Dov’è il problema? E’ una garanzia per i clienti che in tal modo troveranno più facilmente posto. Peccato che per uscire dal parcheggio sia necessario far “vidimare” il biglietto alla cassa. Fate attenzione alla spia linguistica, come insegnano i dialoghi dei Fratelli De Rege: quando il linguaggio si fa burocratico e astruso, quando bisogna vidimare, obliterare, annullare eccetera, c’è sempre un cretino celato nell’ombra.
Il cretinismo della sbarra è un esempio smagliante.
Dopo aver “vidimato” il biglietto alla cassa, il cliente scopre di avere a disposizione non più e non meno di 10 minuti di tempo per:
· recarsi con il carrello al parcheggio
· caricare la spesa nell’auto
· riconsegnare il carrello
· tornare verso l’automobile
· infilare il biglietto “vidimato” nell’apposito apparecchio “vidimatore” che farà sollevare la sbarra e consentirà l’uscita
E se non si fa in tempo? Se si impiegano 10 minuti e 5 secondi? Se il cliente è anziano (cosa che capita sempre più spesso) o impicciato da passeggini, bambini, cani al guinzaglio? O se semplicemente se la prende un po’ comoda e non ha voglia di sbattersi?
Semplice, si torna indietro, si riparcheggia la vettura e si va in cassa a pagare il pedaggio. Alla facciazza della customer experence e di tutte le altre diavolerie (tessere fedeltà, bollini, promozioni, campagne pubblicitarie...) che le aziende mettono in atto per convincere il cliente che lui è la cosa più importante al mondo.
La persona che ci ha segnalato l’episodio ha impiegato più di 10 minuti. Forse la sua era una spesa voluminosa e ha avuto un po’ di problemi nello stivare la merce; forse era sovrappensiero; forse si è messa a chiacchierare con un conoscente; forse c’era una coda di auto in uscita. O forse, più banalmente, 10 minuti è un lasso di tempo insufficiente anche per chi è veloce e sbrigativo. Fatto sta che una volta puntato il muso dell’auto verso l’uscita, la sbarra non si è alzata. Persona garbata ma notoriamente battagliera, il nostro mystery involontario ha protestato civilmente. Ma pare si sia sentita rispondere dall’addetto che lui non poteva farci nulla, erano le disposizioni, ma avrebbe potuto sporgere reclamo all’ufficio informazioni (essendo il reclamo sempre in bilico alla finestra e, a furia di sporgersi, corre il rischio di cadere giù, come insegnano i fratelli De Rege). Inutile dire che “reclamare un reclamo all’ufficio reclami” significa mettersi in fila e aspettare il proprio turno.
La morale è sempre quella, vero fratelli De Rege? Il problema non è il rapporto deficit PIL, il riscaldamento globale, la deforestazione in Amazzonia, le baleniere giapponesi, la scomparsa dei gorilla di montagna e neppure l’acqua alta a Venezia.
Il dramma sono i cretini in libertà. |