
Se non è eccezionale, straordinario, miracoloso, inaudito, a noi italiani non piace. Non abbastanza almeno. L’eccezionalità è una sorta di garanzia contro l’anonimato, il grigiore, la banalità. Che evidentemente temiamo più della peste, visto che siamo disposti praticamente a tutto pur di non essere normali.
Eppure abbiamo un bisogno (quasi) disperato di cose normali. Lasciamo stare quelle complicate come l’abolizione delle caste, dei privilegi, delle disparità scandalose – tutta roba da libro dei sogni - e pensiamo alle cose semplici che potrebbero essere fatte in tempi rapidi. Pensiamo, ad esempio, alla qualità delle connessioni internet.
Siete curiosi di sapere in che stato siamo? Date un’occhiata qui: misurando e mettendo a confronto la velocità media dei download si misura di fatto la modernità di un paese. Purtroppo, per trovare la nostra povera patria bisogna scorrere l’elenco sino al 70° posto, subito dopo il Kazakistan e il Ruanda. Al primo c’è la Lituania con 32 e rotti Mbps, al quarto la Svezia con 25 e 94 e al quinto la Romania. La nostra velocità media? 4,84 un “tempo” da vecchietti con l’artrite.
Poiché i numeri non mentono quasi mai e non hanno, beati loro, colore politico, è chiaro che con 4,84 non si va da nessuna parte: non si elimina la burocrazia né le code agli sportelli e non si crea nessuna ricchezza. Di sicuro non ci si mette nella “parte alta” della costruzione del valore.
La piccola Lituania dopo essersi beccata l’inferno dello stalinismo, il delirio nazista e quarant’anni filati di regime sovietico, oggi è tra i leader mondiali nel settore della progettazione architettonica, dell’urbanistica e della fotografia digitale. I lettoni non hanno bisogno di DHL e neppure di prendere l’aereo: a loro è sufficiente fare click per spedire le merci pregiate prodotte dai loro pallidi neuroni.
Ma nel frattempo per nostra fortuna i lavori della variante di valico e della Salerno - Reggio Calabria procedono con la consueta ardita speditezza. |