
Dicembre e - con italico ritardo - gennaio sono i mesi dei calendari. Piovono calendari come la pioggia a Brest: il calendario della banca, delle banche; dell’assicurazione, del tipografo, del parrucchiere, del meccanico sotto casa. (Grazie, grazie, a tutti). Stampati su tutti i supporti possibili e immaginabili. Squisitamente orripilanti o, molto più spesso, tragicamente banali, finiscono nella maggioranza dei casi nella raccolta differenziata. Anche quest’anno solo un calendario, straordinario e unico, ci ha colpito. Ovviamente, per garbo e rispetto a tutti gli altri, neppure sotto tortura riveleremo il nome dell’intelligente artefice. Anche se, detto inter nos, se lo meriterebbe ampiamente. L’arrivo ininterrotto di calendari, agende e agendine, stimola la memoria di Laura Giunti che, sorridendo compiaciuta, inizia il racconto.
“Primo impiego in Pirelli. Unica donna nella Direzione “Strategie & Pianificazione” nella sede di piazza Cadorna. Insieme a me, pischella fresca di Bocconi, la bellezza (si fa per dire) di 15 ingegneri. Uomini. Il Calendario, il miticissimo Calendario Pirelli, col fischio che lo davano a noi dipendenti, impiegati o dirigenti che fossimo. Era unico, esclusivo, prodotto in edizione limitata e numerata. Così da sempre. Poi un anno, per miracolo o più probabilmente per sbaglio, ne arriva uno in Direzione. I miei colleghi ingegneri, persone molto serie e tutti molto più grandi me, fecero una cosa davvero carina che ricordo ancora a *** (censura) anni di distanza. Era un oggetto del desiderio, eppure lo regalarono a me, la più giovane e l’unica donna del gruppo. Ce l’ho ancora, ovviamente. E non lo mollo per nessun motivo. I miei colleghi non furono solo gentili: mi diedero valore. Ed io mi sentii parte della squadra anche se ero l’ultima arrivata, al primo impiego e per di più donna. Fatto che a quei tempi in un'azienda come Pirelli, rappresentava una difficoltà in più. Fu anche una lezione. Sì, su come si fa squadra e motivazione.”
Il Calendario, situazione davvero invidiabile, è di per sé un oggetto d’affezione. Ma, come un libro, un film, un disco, è solo un supporto: il suo successo dipende dalla storia che racconta. Anche noi “raccontiamo storie”. Tutti i giorni. Più volte al giorno. Perché nel teatro della vita siamo tutti - sempre e contemporaneamente - venditori e compratori. Le storie che raccontiamo hanno come soggetto il brand che rappresentiamo, il progetto che promuoviamo, l’azienda per cui lavoriamo. Raccontiamo nella speranza di essere ascoltati e, nel migliore dei casi, compresi. Ma per farci comprendere e ricordare, la nostra storia dovrà in qualche modo risultare “unica ed esclusiva”, quasi come il Calendario Pirelli. In caso contrario, non c’è dubbio, finirà nella raccolta (indifferenziata) Come il povero, piccolo calendarietto che non sa esprimere altro se non il logo di chi lo ha inutilmente promosso.
PS
Il calendario che abbiamo scelto quale corredo iconografico è degli anni ’50. Palesemente “prima della cura”. |