
E’ un giallo. Ma già dalla prima pagina si sa chi è il colpevole. E’ una storia orribile, zeppa di nefandezze, di inganni, sopraffazioni, volgarità e menzogne. Ma uscirne è impossibile: è la nostra storia. Quella che viviamo e (consapevolmente o meno) alimentiamo ogni giorno. Con le nostre scelte, dissennate o anche solo superficiali, di consumatori, fruitori o - orribile neologismo dal sapore tardo sovietico - addirittura utenti.
Siamo noi tutti, nessuno escluso, i colpevoli. Perché siamo noi - e chi altri? - quelli che investono i propri soldi in titoli spazzatura, mangiano cibo spazzatura, sopportano servizi spazzatura, accettano che le città siano invase dalla spazzatura, leggono notizie spazzatura e guardano televisioni spazzatura. E l’elenco potrebbe continuare a lungo.
Lo scandalo Murdoch – l’impero editoriale che prospera nel mondo pubblicando notizie palesemente false, oppure costruite spiando e corrompendo - è solo l’epifenomeno di una società, di un mondo, il nostro, che non sa più distinguere la Qualità. Sì, scritta con la “q” maiuscola.
Come la moneta cattiva scaccia quella buona, così la non-qualità anestetizza i palati e le menti, invita alla discesa verso il basso, il mediocre, il mal fatto, l’inconsistente, il facile, l’ovvio, il banale, lo sgangherato. In un viaggio agli inferi che, giorno dopo giorno, ci porta verso l’abisso del non senso. E ci costa miliardi di euro.
Perché il paese più bello del mondo, la sesta economia del pianeta, la terza dell’Eurozona, sta diventando una discarica?
Chiediamolo ai colpevoli, chiediamolo a noi stessi.
Perché ogni cinque anni eleggiamo dipendenti che invece di farsi gli affari nostri si fanno i loro?
Perché tra bello, ben fatto, intelligente e pieno di valore, scegliamo inevitabilmente l’opzione b: grezzo, dozzinale, stupido, brutto e insignificante?
Perché non sappiamo tornare il più in fretta possibile alla meravigliosa primavera degli anni ’50 e ’60, quando eravamo umili, miti, laboriosi, solidali e pieni di speranza?
Ma per nostra fortuna di racconto giallo si tratta e non dell’ennesima orrenda saga fantasy: come in ogni giallo che si rispetti, la speranza è sempre l’ultima a morire.
E’ lei, la speranza, che ci ricorda che non abbiamo bisogno né di uomini del destino, né tantomeno di deus ex machina, ma solo di noi stessi.
Uscirne è semplice. E’ la semplicità difficile a farsi, come diceva un poeta tedesco. Tutte le volte che facciamo un acquisto, qualsiasi esso sia: di largo, medio o lungo consumo, prodotti fisici o servizi, da imprese private o dalla Pubblica Amministrazione, usiamo la testa e comportiamoci da consumatori evoluti. E quando è il caso, impariamo a protestare a voce alta. Altissima. La più alta che si può. Perché solo la Qualità con la “q” maiuscola ci potrà salvare. |