
Stare in fiera è una fatica che peggio c’è solo la miniera. A onor del vero, oltre ai rischi infinitamente inferiori, stare in fiera ti costringe a pensare. Gli stimoli sono così intensi e continui che anche l’animo più placidamente contemplativo è costretto a scendere a patti e confrontarsi. (Falla breve Ravera sta per dire la Giunti e vieni ai fatti).
I fatti sono che abbiamo incontrato e ascoltato e parlato con un sacco di persone. A un certo punto più parlato che ascoltato. Perché le richieste di chi è venuto alla Fiera del Franchising per saperne di più sulla possibilità di mettersi in proprio, non ammettevano generiche cortesie o garbate ambiguità. Le persone volevano risposte: sì o no, questo o quello, bianco o nero, lo faccio o non lo faccio.
Una questione di metodo, direte voi. E infatti le cose stanno proprio così: si trattava di dare un metodo, ragionando insieme su cosa significhi “mettersi in proprio”, in cosa consista il lavoro del franchisee, provando a dare risposta a bagatelle quali il conto economico previsionale, l’ordine medio, i flussi di cassa… Cioè le questioni che in tutti gli sport, economia politica inclusa, si chiamano i fondamentali.
Ci sono i fondamentali del calcio, del tennis, dello ski, della cucina mediterranea, dell’arte di andare in bici in città senza essere travolti al primo incrocio. Di conseguenza non possono mancare (anche se spesso mancano del tutto) i fondamentali del punto vendita, quelli che a nostro avviso sono i più fondamentali di tutti: come costruire un’offerta commerciale (quale che sia) basata sulla relazione con il cliente. In altre parole, la semplicità difficile a farsi.
Una semplicità difficile, come tutti noi possiamo constatare ogni qualvolta viviamo l’esperienza del cliente; una semplicità che la crisi acuisce invece che lenire, anche se a buon senso dovrebbe accadere il contrario. Invece l’ansia, la necessità di ottenere risultati a brevissimo, impediscono il secondo fondamentale più importante di tutti gli altri: la capacità di progettare nel medio-lungo termine.
Anche se, non ha del tutto torto Keynes quando interrogato a proposito del futuro dell’economia con tipico humor britannico rassicurava che “a lungo termine saremo tutti morti”. ( continua) |