
In un paese in cui tutto sembra rimpicciolire a cominciare dai sogni, piccoli internauti crescono. Più 10% rispetto a un anno fa per un totale di circa 26 milioni di persone (Audiweb). Fatto ancora più significativo, cresce anche il numero degli utenti attivi nel giorno medio: sono più di 12 milioni.
Poiché l’aumento delle connessioni compensa in qualche misura il declino della televisione generalista e della stampa quotidiana, il consumo dell’informazione ci fa venire in mente quello alimentare. Piccole o grandi che siano le risorse economiche, raffinato o dozzinale il gusto, la pancia è una sola sicchè la quantità di cibo ingurgitabile è un’entità finita proprio come il tempo per la lettura, la ricerca o il semplice cazzeggio.
Sia per quanto riguarda il cibo che per l’informazione, la competizione si riduce quindi ad una scelta duale fra “questo” o “quello”. Niente logica “win-win”, dunque, quella che premia entrambi i contendenti.
Se non si è vittima di restrizioni dietetiche o vincoli di spesa, i criteri gastronomici sono come il navigare in rete dove si è liberi di scegliere quantità e qualità di fonti informative, dati e intrattenimenti vari. Mentre l’informazione tradizionale, eterodiretta perché decisa da altri, è un nutrimento subito, passivo come i pasti di una mensa secondo il ben noto motto “o mangi ‘sta minestra o salti la finestra”.
Un medium compensa l’altro, pare. Questo significa buone notizie dal fronte occidentale? Neanche per idea. Se davanti a noi si aprono sconfinate praterie, opportunità incredibili per comunicare in modo libero e diretto, pure i “cowboy wagon” aziendali il più delle volte se ne stanno immobili con occhio impitonito.
In tal modo il legame comunicazione on-line/punto vendita, ovvio sino alla banalità, continua oggi ad essere “più esile di una promessa”, come disse Lucy van Pelt quando incontrò Spike, il solipsistico cugino del bracchetto Snoopy.
Ci sarebbe da sorridere se non sapessimo che questa promessa non mantenuta equivale a uno spreco non più sostenibile, quando basterebbe un ragionevole impegno intellettuale e l’impiego di risorse economiche davvero limitate. Soprattutto considerando l’insensata quantità di denaro che l’elettrodomestico che sta-lì-a-farsi-guardare continua ad ingoiare.
Definire i primi passi di un tragitto virtuale/reale è veramente semplice. Quasi quanto metterla in atto:
1. creo un apparato virtuale (sito, blog, social-media etc.) semplice, razionale, completo, immediato e interattivo
2. lo aggiorno con la stessa cura con cui un albergatore romagnolo si occupa dei clienti
3. faccio in modo che ciò che dichiaro nel “modo virtuale” (prodotti, servizi, promozioni, offerte, dialogo con i clienti etc..) corrisponda a ciò che accade nel “mondo reale”: punto vendita o punto di assistenza.
4. curo i miei negozi come la luce dei miei occhi: con lo stesso riguardo e lo stesso timore (di perderla)
E’ così che le promesse producono fatturato. Semprechè ci sia qualcuno che sappia trasformarle in fatti.
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