
Certo non è un problema da togliere il sonno, ma le difficoltà sempre maggiori che incontriamo nel congegnare queste note sono un sintomo preoccupante. Poiché l’oggetto delle nostre storie sono i fatti, se questi ultimi vengono continuamente annunciati e smentiti, ipotizzati e negati con regolare ritmo circadiano, allora è meglio mettersi a fare della fiction che, come tutti sanno, è un altro mestiere.
Consumi e stili di consumo; punti vendita e processi di vendita e assistenza: è questo l’”oggetto sociale” del nostro lavoro. Ovvio che vorremmo tanto poter parlare di liberalizzazioni. Di nuove regole. Di modernizzazione. Di un “nuovo deal” creativo che rivoluzioni l’offerta e la domanda, la produzione e la distribuzione, i diritti e i doveri di ciascun stakeholder che recita nel teatro della vita. Ma parlare di supposizioni e non di fatti, di intenti e non di disposizioni, di vorrei ma non posso, è come fare esercizi di metafisica la domenica mattina. Pratica inutile oltreché particolarmente noiosa.
“La competizione è il terrore di tutti i conservatori di sinistra, di centro e di destra”. A sostenerlo non è un pericoloso estremista parcheggiato a Zuccotti Park, bensì Friedrich von Hayek, premio Nobel per l’Economia.
Le liberiamo o no le forze creative, ammesso che ancora ce ne siano? Li vogliamo sciogliere o no i lacci che ci impediscono di prendere un’aspirina e un taxi come a Parigi, Londra, Berlino?
In attesa di qualche fatto degno di nota, in tema di rivoluzione compiuta e non solo annunciata non ci resta che raccontare la testimonianza di un lettore di Como, il fortunato proprietario di un esemplare di un “I-Phone Apple”.
La storia ha un inizio drammatico: l’oggetto non funziona più. Orrore e raccapriccio che il malcapitato cerca di contenere chiamando l’assistenza Apple. Telefonata a pagamento. A pagamento.
Primo miracolo: il call-center che sta acquattato dietro al telefono ha la reattività di Speedy Gonzales, il topo più veloce del Mexico. Dopo il primo, il secondo miracolo: viene fissato un appuntamento nel punto vendita più vicino al cliente con urgenza da codice rosso. Per finire ecco il terzo miracolo: se non può essere riparato subito l’Iphone viene sostituito subito. Roba da non crederci. E infatti non ci credevamo e ce lo siamo fatto ripetere tre volte il liberal-mantra: sostituito-subito, sostituito-subito, sostituito-subito.
Certo gli I-Phone, strumenti del demonio, costano un botto. Ma quanti altri oggetti e servizi e menate varie che usiamo tutti i giorni costano una fortuna? Fateci un pensiero e poi confrontate il valore complessivo calcolando anche il tempo (e le seccature). Risultato, una tortura cinese che paghiamo noi masochisti.
La morale è sempre quella: in attesa delle liberalizzazioni che dovrebbero liberarci da caste, lobby e corporazioni, perché non provare a competere usando una magia talmente semplice che non è il caso di scomodare Henry Potter? La formula è: “il cliente è sempre al centro” degli interessi. Sostengono tutti di applicarla questa magia, persino le FS. Ma (tutti noi) sappiamo che non è vero. Così come sappiamo altrettanto bene che la non-qualità costa infinitamente più del suo contrario e che il conto lo pagheremo sino all’ultimo centesimo. Se avete dei dubbi in proposito non esitate a rompere il vetro e a guardare in faccia il paese in cui viviamo. Tranquilli, ogni abuso sarà condonato. |