La rosa e il giardiniere


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LEZIONI DI CHINESE

12-Aprile-2010
Topics: aprile-10

Ho bruciato la moka l’altro giorno, una cosa che pare succeda spesso ai distratti. Nel mio supermercato preferito stavano esposte con sadica scomodità ben tre marche di caffettiere. Inginocchiato per terra ho cercato con l’aiuto di una deliziosa signora egiziana ottantenne la moka da due. Niente. Da uno, da tre, da sei, da otto, ma da due niente. Grande variabilità anche sul fronte dei prezzi: quella originale con l’omino coi baffi costa un terzo in più della “seconda marca” e il doppio esatto di quella marcata dall’insegna. Bon, mi son detto, andrò a dare un’occhiata al mercato rionale. Lì tra le bancarelle oltre all’offerta di venti carciofi per tre euro ho trovato quello che cercavo: moke vere, moke finte, moke fintissime: da uno, da due, da tre.
Lo confesso, mi è venuto un attacco di braccino corto, non mi capita mai, ma lì nell’allegria delle grida polietniche, mi sono lasciato andare ai miei istinti peggiori e ho comprato la moka più sgrausa di tutte: cinque euro. Giunto a casa ed aperta la confezione ho scoperto due cose: prodotta in China e importata da un’impresa bresciana, la prima; la puzza vagamente radioattiva emanata dal metallo, la seconda. Ora sarò anche ipocondriaco, ma è un fatto che ci siano voluti due lavaggi in lavastoviglie e tre caffè di rodaggio per togliere l’odore.
Era dell’altro ieri la notizia che l’omino coi baffi lascia il Piemonte e delocalizza. Un problema di costi, dice l’azienda. E di venerdì l’articolo sulle ruote contraffatte che si spaccano ogni due per tre. Per non parlare dell’avvertimento espresso da Marchionne nel corso dell’incontro organizzato da Confindustria a Parma. Con la consueta efficace rude chiarezza che gli è propria, l’Ad di Fiat ha ricordato a presenti e assenti che se non ci diamo una smossa i cinesi ci fanno neri. E pure se ce la diamo, ha ribadito. Perché sono enormi. Perché sono tanti. Perché si avviano a diventare la seconda economia del mondo. Perché non vanno affatto per il sottile, aggiungo io.
Chiaro che mi sono sentito abbastanza in colpa. Per l’incauto acquisto e tutto il resto. Anche perché la moka radioattiva è finita nell’angolo più nascosto della cucina, giusto in attesa di essere perfettamente scordata. Il caffè ora lo bevo grazie ad una Bialetti-doc versione grigio antracite très chic, regalo di un’anima buona (molto più che buona). Ma, come diceva Linus osservando il suo pupazzo di neve sciogliersi prematuramente al sole, ci dev’essere ben una lezione in tutto questo.

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Tag: delocalizza, confezione, moka, impresa, prezzi, articolo, Confindustria, baffi, problema, costi, offerta, espresso, supermercato,,,,,,,


COMMENTI
1 commenti per Lezioni di chinese
Riprendo a commentare dopo un perido di assenza, causato dal poco tempo che ho a disposizione. Anche Bialetti si adegua alla globalizzazione. Quando ho avuto questa informazione ho subito pensato ad una scelta poco felice. Principalmente per due ragioni: la congiuntura economica e il "senso comune" dei consumatori, che sta modificando l'approccio agli acquisti.
Per ordine: in un momento di crisi come quello attuale aveva molto più senso "pubblicizzare" la tenuta in vita della produzione in Piemonte che non "scappare". Si poteva delocalizzare una produzione per un mercato locale (l'est Europa oppure l'Asia), aprire forme locali di contratto diverse da quelle in vigore,(contratto di solidarietà), ma tenere duro per un periodo di tempo. Credo che il ritorno, a livello di margine economico, si sarebbero comunque fatti sentire.
Ciò, ed arrivamiamo al secondo punto, avrebbe probabilmente condizionato gli acquisti degli acquirenti: se non tutti, almeno di una parte. Chi oggi si reca a far spesa non è più solo alla ricerca di un risparmio economico a tutti i costi: conosco persone che, fortunatamente, hanno aumentato la loro consapevolezza di acquirenti e prestano attenzione alla qualità del prodotto che acquistano. Sia questo finito o di Madre Natura. Il motto: "Chi meno spende, Più spende", trova sempre più sostenitori: che non sono comunque più disposti a "strapagare" un bene perchè legato ad un nome, ma nemmeno a farsi gabbare per pochi centesimi, buttando nella spazzatura il bene acquistato dopo solo pochi utilizzi.
La lezione, quindi, potrebbe essere una qualità associata ad un margine di guadagno ragionevole...come dire: accontentiamo e godiamoci ciò che abbiamo, senza strafare.
Scritto da: Davide - 13/04/2010 10:59:42
 

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