
Da due argomenti ci teniamo fermamente alla larga: le ricette per cucinare il dinosauro alla panna e le vicende della politica italiana.
Sicchè ci guarderemo bene dal commentare l’annuncio di Diego Della Valle comparso sabato sui principali quotidiani italiani.
Siamo in buona compagnia del resto. Pur se indignati per l’affronto subito, i numerosi critici si sono ben guardati dall’entrare nel merito delle tesi espresse da Mr Tod’s.
Nessun ragionamento sulla congruità. Nessuna riflessione sulla consistenza logica degli enunciati. Nessuna valutazione sul percorso deduttivo. Zero punto zero.
Quella che invece è puntualmente scattata, è l’invettiva. Più o meno generalizzata. Più o meno articolata. Più o meno urlata.
Come se al grido di “Al fuoco!” invece di verificarne il più fretta possibile la veridicità (il reato di procurato allarme è punito dal codice penale) la reazione fosse: “Ma cosa gridi, tu che sei l’amico di chi fabbrica fiammiferi?!”
Pare dunque che a furia di focalizzarsi sul soggetto piuttosto che sull’enunciato sia andata smarrita la capacità di confrontarsi sui contenuti e sugli stili argomentativi: se sostenibili i primi, se adeguati i secondi. La prassi consolidata non è ragionare sui fatti (la pressione delle gomme, l’età della nonna, il crescere dell’entropia, i pinguini stanziali in Val Padana…) ma quella di sostenere una posizione a priori, in genere la propria. Contro ogni evidenza. Sempre e comunque. E ultimamente pure con superbo sprezzo del ridicolo.
Un atteggiamento (una disposizione) mentale pericolosa. Immaginiamo le conseguenze se Noè all’annuncio che fuori stava piovendo della grossa, invece di chiudere in fretta i boccaporti avesse affermato stizzosamente: “Zitto tu che perdi sempre l’ombrello!”. |