
Su una cosa i Maya ci hanno azzeccato: il 2012 sarà senza dubbio un anno fuori dall’ordinario. Pieno come un uovo di cambiamenti. Che qualcuno definisce addirittura epocali. Ovvio che anche noi, come tutti o quasi, si sia in palpitante attesa. Tormentati-annoiati-stimolati dal gran circo equestre di dichiarazioni, previsioni, anticipazioni e smentite che ogni giorno sfila rumoroso e variopinto sulle main street di televisioni, giornali web e social media.
Come scordare che le previsioni catastrofiche si autoalimentano sino (quasi) ad avverarsi? Benzinai, taxisti, agrimensori, erboristi, notai, avvocati, baristi, artisti concettuali e figurativi, ballerine classiche e numismatici, allevatori di pesci rossi e personal trainer (l’elenco potrebbe continuare a lungo) minacciano sfracelli. Qualcuno l’hanno già messo in atto. Evidentemente perché molti di loro – una sparuta maggioranza? – si sforzano caparbiamente di pensare al cambiamento di una società sempre e soltanto come una lista nera, senza mai provare a leggervi la buona novella che porta con sé. La morte del bruco, diceva quel tale, è la nascita della farfalla.
Tra l’altro un paradosso di dimensioni galattiche, poiché il cambiamento è di fatto già avvenuto e più nulla sarà come prima. Beninteso, non stiamo sostenendo l’approccio “di necessità virtù”, tecnica mentale che più fariseica non si può. Quanto affrontare il cambiamento secondo la logica della responsabilità individuale, pensando a come offrire il proprio contributo per la costruzione di una nuova allenza, una società che premi il talento e la meritocrazia. Che alimenti la mobilità sociale. Che riconosca l’impegno e la competenza. Che distingua la cialtroneria dalla serietà. Che sostenga la ricchezza frutto della capacità e non della furbizia.
Una buona novella. La attendiamo da tempo. Ci piace pensare che non ne manchi poi molto. |