La rosa e il giardiniere


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IL VERDE SOPRA NEW YORK

3-Settembre-2010
Topics: settembre-10

Di politica economica ne abbiamo sempre capito poco. Anche se ultimamente siamo in buona compagnia, purtroppo. Eppure dal tema non si scappa: niente progetti uguale niente crescita; niente crescita uguale segno meno all’occupazione. E occupazione sotto zero fa zero consumi. Una tragedia, ma non solo. Chè da qualche parte leggiamo che Benjamin Friedman, un economista di Harvard uno che quindi ne capisce, ha studiato la cosa da un punto di vista molto importante. In “The moral consequences of growth” - le consequenze morali della crescita – dimostra (abbastanza agevolmente, purtroppo) che alle fasi di bassa crescita corrispondono cose se possibile ancora più sciagurate della disoccupazione e della sfiducia.
Detta in soldoni, la sua tesi è che quando l’economia non va il morbo della xenofobia e dell’estremismo (di tutti i colori e in tutti i sensi) si diffondono peggio delle malattie esantematiche tra i bimbi dell’asilo.
Senza scomodare Friedman, chi ha il tempo di fare i conti con un bel tomazzo di 700 pagine, può cimentarsi con un classico della storiografia come “Il secolo breve” dell’inglese Eric J. Hobsbawm, un saggio più avvincente e godibile di un Camilleri d’annata, che racconta come i peggio orrori del Novecento traggono sempre primaria origine da ragioni economiche.
Ma anche stando alla larga – meglio: alla larghissima – da dibattiti che non ci competono come quello nuovamente in voga tra keynesiani e anti-keynesiani, non possono tuttavia non colpire notizie come la storia degli eco-binari newyorchesi (per saperne di più date un'occhiata qui).
Un modo bello, sensato, intelligente e crediamo anche poco costoso di reinterpretare il vecchio. Di creare senza distruggere. Che è, insieme alla non-crescita, uno dei problemi del nostro tempo. O forse è il problema del nostro tempo, tra un “Tor Bella Monaca” che si ritiene brutto al punto da essere meritevole di rasatura al suolo a cui, tanto per non essere da meno, si risponde con un “Giambellino” da rifare ex-novo.
L’urbanistica, si sa, è come la letteratura: c’è ancora nel Belpaese qualcuno privo del suo bravo romanzo nel cassetto?
Battute agostane di sindaci a parte, e se la ricetta per uscire da questa maledetta crisi (eppure in greco la parola è bellissima!) fosse quella di provare a scartare dai vecchi binari, dalle strade percorse milioni di volte, dai tragitti (mentali e procedurali) che ormai non portano più a nulla?
E ancora: se lo sforzo che è richiesto a questa generazione fosse quello di interpretare in modo nuovo quello che esiste già, che è sotto i nostri occhi, e noi - la gran parte di noi - non riesce neppure a vedere?

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Tag: economia, occupazione, ferrovia, crescita, orrori, consumi, disoccupazione, sfiducia, storiografia, problemi, crisi, vecchi binari, ,,,,,,,,,


COMMENTI
2 commenti per Il verde sopra New York
Ogni volta che vado all'IKEA mi viene un irrefrenabile desiderio di essere nomade e di vivere in una tenda che non necessiti di arredamento.
Scritto da: Piera - 08/10/2010 21:10:00
 
La Highline a New York esiste dal giugno 2009. E' una bella passeggiata attraverso piante diverse che vengono illustrate da visite guidate (mensili) da simpatici giardinieri. Si cammina, si legge, si guarda e si beve un caffè. Una bella esperienza newyorkese da consigliare. Una cosa bella sorta sulle rovine del brutto. Limitandoci agli orrori architettonici nostrani, spesso frutto della politica urbanistica miope di qualche mediocre geometra di paese e di partito (non me ne vogliano, per carità né i geometri né i partiti!) avremmo un immenso potenziale di riconversione: ogni palazzetto, casetta, villetta, strada o scuola, ministero od ospedale. Pensate il Belpaese che si rigenera attraverso i suoi orrori verso nuovi ambiziosi orizzonti di bellezza. Ma... ma ci vuole la testa per cambiare, il semino dell'innovazione, la capacità di accettare il cambiamento senza ogni volta recriminare e criticare ogni tentativo di innovare. E ci vogliono uomini nuovi, geometri che non facciano i politici e politici che non facciano gli architetti. Chissà... speriamo che forse un giorno...
Scritto da: Carlo - 06/09/2010 14:07:51
 

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