
In tempi trascorsi abbiamo lavorato per McDonald’s. Migliaia di visite Mystery all’anno, migliaia di panini ingurgitati su e giù per l’Italia per verificare la corretta applicazione degli standard aziendali. Un lavoro molto impegnativo da tutti i punti di vista.
Da allora, beninteso per motivi puramente dietetici (a mezzogiorno carboidrati, proteine solo la sera) non siamo più entrati in un punto vendita McDonald’s.
Le recenti polemiche sul nuovo posizionamento local della catena dei due archi ci hanno fatto venire la curiosità di rimettere la testa dentro in uno qualsiasi dei templi del fast food.
Entriamo, facciamo un rapido giro, registriamo - click click - con la mente quello che ci circonda per poi metterci giudiziosamente in coda.
L’odore è quello di sempre: tosto, deciso, senza mezzi termini come un accordo dei redivivi ACDC. Anche il servizio non è cambiato: scientifico come un’equazione di Maxwell, uguale per tutti come una Ford modello T, democratico come il welfare dei Paesi scandinavi. Ad occhio e croce, anche le persone – nel senso di clienti - sono ancora le stesse.
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Diciamolo: non hanno torto gli ambientalisti quando sostengono che la magica polpetta ha le sue responsabilità nei confronti dell’equilibrio del pianeta; allevare bovini per poi farne hamburger è forse insostenibile nel lungo periodo. E ancora: hanno forse torto gli studiosi della FAO quando sostengono che il nutrimento dato ai bovini contribuirebbe a risolvere il problema della fame nel mondo? (eccetera eccetera).
Ecco, lo abbiamo detto. Non solo: vogliamo dire in modo esplicito ciò che molti pensano? Che la “magica polpetta” fa parte della più discutibile cultura yankee, così rozza rispetto a noi evoluti, sofisticati e raffinati cittadini europei? (sic)
Eppure il paninazzo con la carne dentro (e tutto il resto) continua ad essere tra i cibi più democratici del mondo. Per di più offerto in modo programmaticamente, ferocemente, egualitario: peruviano o monzese, bianco, nero, rosso o giallo che tu sia. Un’altra conferma, l’ennesima, su quanto sia difficile trovare in punto d’equilibrio tra i bisogni delle persone e le risorse del pianeta. Un tema che riguarda tutti noi in ogni momento della nostra vita di lavoro: come conciliare gli obiettivi di breve periodo compiendo scelte sostenibili nel lungo? |