
E’ crollato un muro del più importante negozio al mondo, un altro. Ne era venuto giù uno anche un anno fa tra lo stupore e le polemiche. Poi c’era stata la storia dei randagi. Buoni per carità, ma francamente fuori luogo. Pareva che la gravità dei fatti fosse in qualche modo servita a smuovere le responsabilità e correre ai ripari. Anche se a onor del vero, bisogna riconoscere che il più importante negozio al mondo i suoi anni li ha e, detto senza offesa, li dimostra tutti. Inevitabile che dopo venti secoli qualcosa cedesse. Certo, fu la catastrofe totale l’origine della sua fortuna. Del negozio, s’intende, chè tutti gli abitanti liberi o schiavi che fossero finirono sepolti sotto ceneri e lapilli. Fu così che apparvero nel 1748 agli occhi degli stupefatti esploratori che riportando alla luce la città di Pompei compresero subito l’enormità della scoperta.
Fu allora che iniziò l’attività commerciale del più importante negozio al mondo. Vende urbanistica, architettura, scultura, pittura, arte musiva, scienze, commerci, storia sociale e vita quotidiana al tempo dell’Impero, uno spettacolo che non ha equivalenti al mondo. Un negozio di 66 ettari che vende una merce che nessun altro paese al mondo potrà mai vantare né copiare. Tutta roba che qui da noi abbonda in modo imbarazzante, al punto che non sappiamo più cosa farcene né dove sistemarla per toglierla di torno.
Roba ingombrante, pesante e insieme delicata; più si scava per costruire un centro commerciale, una discoteca e persino un metrò, e più ne salta fuori. Da perderci la testa.
E’ anche vero che, se promossa in modo dignitoso, sarebbe pure produttiva. Dicono frutterebbe più quattrini di dieci Apple messe insieme e senza l’assillo di brevetti o di segreti industriali da celare, una pacchia insomma.
Tuttavia, pare che del punto vendita più importante al mondo non importi granchè a chi l’ha ricevuto in dono dagli dèi.
Se neppure Pompei interessa - unica, irripetibile, zeppa di tesori da svelare più di un campo petrolifero kazako – figurarsi quanto conta il benessere di tutti gli altri punti vendita, vecchi nuovi e nuovissimi. Meno di un muro vecchio che va giù. |