La rosa e il giardiniere


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EPIFANIA

16-Luglio-2010
Topics: luglio-10

Potremmo dire “dell’inizio”. Ma incipit è tecnicamente più giusto. Oltre a piacerci molto di più. L’incipit è se non tutto, certamente molto. Diciamo che è la chiave d’ingresso che ci consente d’aprire lo scrigno che (si presume) sia pieno di meravigliosi segreti.
Usciamo l’esempio, come dicono a Bari centro. O meglo: il super paradosso. Immaginatevi che la famosa commedia scritta da un signore orgoglioso, polemico e perennemente in fuga, iniziasse lamentando la scarsa copertura del gps satellitare o la perdita della bussola fornita dall’Associzione scautistica “Giovani Fiorentini”, invece di “principiare”, come ben sappiamo, “Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per una selva oscura chè la diritta via era perduta”. Ebbene siamo davvero certi che avrebbe avuto lo stesso successo?
L’incipit è l’arte dell’inizio. E’ la promessa d’amore e d’attenzione che l’artista (l’artigiano, lo scienziato, il bravo venditore: sì, anche il bravo venditore) fanno al loro “cliente”. Alla persona (reale o immaginaria non importa) per la quale stanno scrivendo. Lavorando. Creando. Costruendo. Vendendo.
Certo, un buon incipit non è una garanzia. Ma è già una buona premessa. Mentre un inizio sbagliato, goffo, disarticolato o – peggio - ridicolo, vuol dire partire in salita e con la catena rotta. Ci fa chiudere il libro. Uscire dal negozio. Cambiare canale.
“Era una notte meravigliosa, una di quelle notti che ci capitano soltanto quando siamo giovani, caro lettore." Così inizia “Le notti bianche”, il racconto breve di Dostoevskij che già dalla prima frase ci fa capire quanto profonda e dolente è la storia che ci sta per narrare.
Ognuno di noi ha il proprio “incipit del cuore”, così come ognuno di noi inizia (principia) il proprio lavoro da bravo artefice, da artigiano coscienzioso, scavando e armando robuste e profonde fondamenta.
Nel nostro lavoro – strano doverlo ricordare – l’incipit è la definizione del campione.
Senza campione (senza un buon campione) non si va da nessuna parte. O meglio: non si vince niente.
La nostra gara, - la gara che conduciamo in nome e per conto della cosa più importante che esista: il cliente che ci ha concesso la propria stima e la propria fiducia – è portare a casa un risultato utile. Utile perché vero. Vero perché misurato nella realtà fattuale. Utile perché serve (e servirà nel tempo) all’Azienda per fare o non fare quell’azione. Quel progetto. Quella iniziativa. Perché tutela (e in alcuni casi addirittura crea) posti di lavoro da cui dipende il benessere di molte persone e di molte famiglie.
Costruire un campione è un’arte? Sì. Ma è anche una scienza.
Della scienza ha la sostanza teorica e la verificabilità matematico-statistica.
Dell’arte ha l’esperienza, il gusto, il touch. Si impara con il tempo e con la pazienza, con la passione. Con la voglia di vincere.
Quali sono gli errori più tipici nel campionamento?
Due. Sempre gli stessi:
Primo errore: Sovracampionare, costruendo progetti faraonici e monumentali. Con il risultato di dover sostenere costi giganteschi (la manodopera oggi costa di più rispetto a quellla di Ramsete II) per ottenere risultati utili e maneggevoli come un brontosauro nel salotto di casa.
Secondo errore: Sottocampionare, trovandosi poi in mano un dato che bisogna gonfiare a furia di ragionamenti induttivi privi di validità statistica, per poi ottenere “evidenze” esili e stiracchiate peggio del bicipite del povero Leopardi. A proposito, ricordate l’incipit dell’Infinito? Bravino il ragazzo…. 
Il segreto della grande scrittura è il genio. E il bisogno. Il bisogno nevrotico di scrivere.
Il segreto dell’artigiano, del venditore, del ricercatore, è la passione per il proprio mestiere, la competenza e l’esperienza.
Entrambe – il mestiere e l’esperienza – non s’inventano.
Riconoscerli - il bravo artigiano, il buon venditore, il ricercatore competente - è semplicissimo. Basta guardare come iniziano. Basta studiare il loro incipit. Che campione ci propongono. Come lo argomentano. Che prove statistiche portano. Quanta bella “matematica operativa” squadernano sul tavolo. Quanto sono sicuri della loro esperienza. E dopo, dopo non smettere di leggerli.

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Tag: incipit, premessa, negozio, lavoro, successo, fondamenta, campione, cliente, stima, fiducia, azione, iniziativa, persone, benessere, progetto, arte, scienza, risultato, manodopera, ragionamenti, passione,


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