
Recentemente il sociologo Ilvo Diamanti ha proposto un interessante parallelo tra squadre di calcio e banche. Dove dimostra che se la disistima degli italiani verso il sistema bancario ha raggiunto livelli altissimi, pur tuttavia resterebbe ancora solida (il condizionale, ci scusi Diamanti, è d’obbligo) la fiducia verso il proprio istituto. La propria filiale. Il proprio funzionario. Come per il tifo calcistico, circa la metà degli italiani, i quali oltre a tifare per questa o quella squadra, sono contemporaneamente antipatizzanti, e spesso in modo feroce, di quella o quell’altra squadra. E per quel che vale la nostra personalissima opinione, confermiamo assolutissimamente. Anzi: le squadre antipatizzate sono ben più di una.
Calcio e banche possono essere letti come due marcatori identitari forti, tra i pochi che restano nell’età del crollo verticale delle ideologie. Ma poiché è assodato che solo un numero ridicolmente esiguo di italiani esprime fiducia nel sistema bancario inteso nel suo insieme, l’effetto schizofrenico pare evidente. “Le banche? Sono tutte xy e zw!” (auto censura) dichiarano gli italiani nel corso di focus e interviste. “Peggio degli usurai!” esclamano i più esagitati.
Ma la “nostra” banca, no, quella è santa. Come la mamma. La sorella. La zia Carolina, quella che non si è mai sposata per via di un grande amore perso in guerra.
E ci dev’essere qualcosa di patologico pure nel piacere che si prova per i guai incorsi alla squadra di calcio “antipatizzata”, se questo compensa (e pare di gran lunga) le delusioni causate dalla squadra beneamata. Il che, tra l’altro, sarebbe un magnifico rovesciamento dell’insopportabile motto “mal comune mezzo gaudio”.
Il Medioevo dell’Italia dei Comuni non accenna dunque mai a finire? Siamo tutti una gigantografia di Siena, dove chi nasce Oca (nel senso di contrada, beninteso) son guai se s’innamora di uno della Lupa, del Bruco o del Leocorno?
(A casa di Laura Giunti, tanto per fare un esempio, il padre era della Lupa come il fratello; suo padre del Nicchio; sua madre e le sue sorelle dell’Oca… insomma un gran miscuglio. Il giorno del palio in famiglia il nervosismo serpenteggiava e cercavano di non incontrarsi tra loro. Ma per il resto dell’anno tutto filava a meraviglia.)
Strano paese. Sempre di più. A cui, tuttavia, basterebbe davvero poco, pochissimo, per darsi una scossa e recuperare le posizioni di eccellenza. I rimedi sono arcinoti e pure banali. Non abbiamo bisogno come i poveri olandesi di costruire gigantesche dighe per rubare un po’ di terra al mare. Né di lotte contro la malaria, l’analfabetismo di massa, il ber-beri, l’alcolismo sovietico (pardon, russo).
Basterebbe fare una cosa semplice, banale, davvero rivoluzionaria: iniziare a rispettare le regole. Quelle stesse regole che nessuno ci ha imposto e che noi stessi ci siamo dati. Una roba pacata. Banale. Per niente eroica. Quasi da svizzeri, insomma. Che, trasparenza delle banche a parte, persino nel calcio ultimamente sono migliorati parecchio. |