La rosa e il giardiniere


Fatti, opinioni e commenti in tema di punti vendita e consumo consapevole a cura di Evolvere.it



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DETTAGLI

8-Aprile-2011
Topics: aprile-11

A volte è veramente difficile restare concentrati sul proprio lavoro. Quando leggi che la radioattività nelle acque davanti alla centrale di Fukushima è di 7,5 milioni oltre il limite (limite di che? di quanta se ne può prendere senza diventare verdi come i marziani?).
Quando scopri che il buco dell’ozono si sta riaprendo alla grandissima. Quando centinaia, migliaia, di disperati si mettono in mare e non sono turisti in crociera.
Quando un paese è fermo inchiodato come davanti a un semaforo svizzero. Per non parlar del resto.
Bisognerebbe fare la rivoluzione? Molto probabilmente sì. Ma nel frattempo, forse è innanzitutto il caso di fare bene il proprio lavoro, qualsiasi esso sia.
Proviamo quindi a commentare, nonostante tutto l’orribile che accade, il dettaglio che fa la differenza. Che è poi l’essenza del lavoro dell’artigiano, ciò che rende unico e irripetibile ogni suo lavoro: nessun Stradivari, Amati o Guarnieri del Gesù, per quanto straordinari e irraggiungibili, suonerà mai esattamente come gli altri (Stradivari, Amati o Guarnieri del Gesù, beninteso).
Così anche nei giorni scorsi ci siamo recati a fare un test, giusto per vedere se le cose erano cambiate. Per capire se il suono del violino (si licet…) fosse cambiato. E quanto. E perché.
Preso appuntamento telefonico con il signor Mario Rossi (nome di fantasia per eccellenza) arriviamo in Concessionaria puntuali come una cambiale.
Il signor Rossi è cortese, affabile, persino giovane.
Pensiamo ingenuamente di fiondarci a provare l’auto: abbiamo anche un po’ di fretta. Ma non è così. Prima bisogna “uscire” come dicono a Bari centro la patente, dettaglio indubbiamente commendevole.
Ma “esibire la patente” per quanto tautologico, non basta. Bisogna registrarsi. Cosa che una solerte quanto graziosa signorina esegue con la spinta e l’interesse di Franca Valeri quando faceva la gag della telefonista in “Pronto dicaaaa”.
Nome, cognome, residenza, città, numero di telefono… Molti dati così detti sensibili inseriti in un computer che, nonostante la struttura che più avveniristica non si può, è lento come un cercopiteco mandato alla lavagna a fare le addizioni.
Finalmente c’è il via libera, si va a provare l’auto che ci aspetta lì fuori sul piazzale.
La novità, il suono nuovo del violino, il dettaglio, si manifesta ora. Il venditore ci consegna le chiavi, ci indica la vettura e… non sale in macchina: “Andate, andate pure. Ci vediamo dopo”.
Interessante varianza, commentiamo noi. Tutte le scuole di pensiero automobilistico (proprio tutte) raccomandano il contrario. Il venditore sale a bordo insieme al prospect proprio perché è quello il momento migliore per raccontare l’auto. Anche ai più disincantati. Ai cinici. Agli annoiati. Agli indifferenti. A quelli che hanno visto e passato pure le colonne d’Ercole. Anzi, soprattutto a loro.
Facciamo il nostro giro e lo facciamo breve. Due rotonde, un paio di ripresini, uno stop e ripartenza. Ritorniamo all’ovile e parcheggiamo diligentemente.
Domande? (da parte del venditore, beninteso). Nessuna. Preventivo uno. Preventivo due. Preventivo tre. Su carta intestata, s’intende.
“Dio è nei dettagli” affermava lo storico dell’arte Aby Warburg, uno che sui dettagli ha costruito la propria reputazione.

Augurandoci che il mondo migliori, che altro possiamo fare se non continuare ad impegnarci? L’attenzione ai dettagli non migliora solo il nostro lavoro e l’ecosistema relazionale circostante (piccolo, purtroppo). Ma soprattutto l’idea che abbiamo di noi stessi. In un mondo pieno di problemi è molto poco, certo. Ma molto è più di nulla.

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Tag: lavoro, concentrati, test, cliente, concessionaria, drive test, turisti, provare, auto, interesse, dati, mondo, problemi, stop, ,,,,,,


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