
C’è una correlazione molto stretta tra la reputazione di un’azienda e le sue vendite. Strettissima. Un fatto lapalissiano la cui portata è amplificata a dismisura dai “nuovi” strumenti di comunicazione interattiva. Scritto fra virgolette perché ormai sono vecchi come il cucco, ma ci siamo capiti. Una demo eccellente di questa tesi l’abbiamo letta qui in un post dedicato agli effetti del passaparola sulle vendite Apple.
Il post documenta il decremento percentuale degli investimenti pubblicitari rispetto al fatturato effettuato sui media classici nel periodo 2001-2009. Eppure l’azienda è cresciuta sino al punto di superare la capitalizzazione di Borsa di Microsoft, fatto del tutto inaspettato e per certi versi paradossale secondo lo stesso Steve Jobs. Se la pressione pubblicitaria classica è calata, qual è stato il motore della crescita? Crescita, si badi bene, totale: clienti, fatturato, margini, valore del titolo.
L’ipotesi che avanza la nostra fonte è il passaparola. Anche a noi sembra sensata: basti pensare che anche questo piccolo post altro non è che una forma di passaparola, originato a sua volta da un altro passaparola. In questo modo negli ultimi dodici mesi l’azienda della mela morsicata è stata oggetto di una sublime quantità di notizie, commenti e opinioni linkati e rimbalzati milioni di volte sui media classici e sulla rete in un anda-e-rianda più magico del tocco di re Mida.
Ovviamente c’è il suo bravo “ma”. Perché il passaparola si attivi (quello positivo, s’intende) debbono essere soddisfatte due condizioni. La prima è che ci sia qualcosa di realmente nuovo, e/o interessante, stimolante, coinvolgente, intrigante, innovativo, utile (eccetera) da dire. La seconda è che il “nuovo” - percepito anche come interessante, stimolante, coinvolgente, intrigante, innovativo, utile… - sia ritenuto credibile.
Il nostro mondo, l’idea stessa di modernità come la concepisce la cultura occidentale, si basa sulla reputazione. Ti faccio credito perché reputo che sarai in grado di onorare il debito. Accetto la tua proposta (tecnologica, applicativa, terapeutica…) perché so (perché ho ragione di ritenere che) tu sia affidabile, competente, capace. Cito la tal fonte (enciclopedia, editore, studio, studioso, istituto di ricerca…) perché le comunità scientifica, economica, morale (eccetera) ne accreditano la serietà e il rigore.
Pare che nel mondo occidentale si contino a milioni le persone seriamente convinte che la Terra abbia 6000 anni o poco più. Siamo pronti tuttavia a scommettere che ben pochi di loro comprerebbero un auto usata da un perfetto sconosciuto. O affiderebbero i propri figli alla prima baby sitter che bussa alla porta.
E’ una questione di buon senso. O meglio, di reputazione. Compiti per le vacanze: cosa possiamo ragionevolmente fare per migliorare la nostra reputazione? |