
Premessa doverosa: Facebook non ci fa ha mai fatto impazzire. Ovvio che sia una questione di preferenze. Proprio come preferiamo la fontina di malga alle sottilette plasticose e i vini rossi ai bianchi.
Però a Facebook è scoppiato un petardone mica male, una roba pesante come una bomba di profondità, sicchè è inevitabile parlarne. Tutti i dettagli dell’esplosione li trovate qui. Per chi non avesse tempo né voglia di leggersi tutta la spataffiata, ecco una sintesi dei fatti.
Facebook raggiunge la dimensione dichiarata di 450 milioni di iscritti (quanti realmente attivi non è dato di sapere).
1. La crescita è esponenziale al punto che… qualcuno parla (addirittura) di nazione-facebook.
2. Il social-network diventa sinonimo di categoria di prodotto (come la simmenthal per la carne in scatola, la bic per le penne biro e lo scotch per i nastri adesivi).
3. La forza di un social-network sono gli scambi (di informazioni) e la promessa di contatto tra le persone.
4. Ma i vertici di Facebook fanno un po’ di confusione sulla privacy degli iscritti al punto che…
5. …i dati personali possono essere incrociati ad altri aggregatori “amici” (di Fb)
6. Per impedire ciò, il tricche-tracche informatico che l’utente è costretto a compiere è lungo e complicato (pare che il testo della privacy di Fb sia più lungo della Costituzione Americana…)
7. Il n°1 di Facebook prende una topica (eufemismo) e dichiara che la privacy è un concetto vecchio e superato che non interessa le persone….
8. Ma invece… le persone iscritte a Fb (quanti?) s’arrabbiano di brutto e minacciano di abbandonare
9. Pare che stiano per nascere nuovi social-network (alternativi a Fb e rispettosi della privacy)
10. Il Senato USA vuole saperne di più, i garanti della Ue indagano (eccetera eccetera). Un gran bel casino.
La complessità (e l’ambivalenza) della natura degli esseri umani è resa in massimo grado da Odisseo. L’eroe che “deve” andare (scoprire, conoscere, sperimentare). Ma “deve” tornare. Che rifiuta l’immortalità che gli viene offerta perché sceglie (consapevolmente) la caducità. Che sente insopprimibile il richiamo dell’avventura, ma altrettanto fortemente lotta per poter fare ritorno (eccetera eccetera).
L’avventura di Facebook, quello che sta dietro a Facebook, può essere letto anche in questo senso. Il successo travolgente del social-network si spiega con l’innato bisogno di relazione e amicizia che distingue gli umani dalle macchine (e dagli altri animali). Quanto poi questo bisogno venga davvero soddisfatto da Fb, non ci è dato di sapere. E neppure quanto siano profonde e autentiche le relazioni che si praticano (non tutti amano la fontina di malga, non tutti apprezzano le sottilette plasticose).
Di certo sarebbe bello sapere due o tre cose in più sui facebookiani e magari addirittura poter mettere il naso sulla quota di “abbandono operativo”, la posizione di chi ha aperto un account ma non lo usa o non lo usa più.
Oltre al bisogno di vicinanza-relazione-amicizia, l’altra delle caratteristiche tipica degli umani è il furore. Come quello che prova Achille quando gli fregano le fidanzate o gli scannano Patroclo. Le persone non amano essere strumentalizzate. Usate. Scambiate come figurine del Tide. Non sopportano veder messe in piazza le loro cose più intime. S’infuriano di brutto se si accorgono di essere sovietizzati come si diceva un tempo. Peggio di Achille.
Un principio (etico?) banale. Semplice. Vecchio come il mondo. Che le aziende scordano quando diventano bulimiche. Quando ritengono di non avere più limiti. E’ allora che (spesso) compiono errori che ci fanno venire i brividi. Non di gioia, ma da Grande Fratello di 1984.
Fare CRM è indispensabile. Come le uova per la maionese, le basi di un buon CRM sono le informazioni, oltre che la qualità dei contenuti che le informazioni veicoleranno. Ma un CRM fatto senza riguardo e senza rispetto è come tentare di rimettere la maionese nel tubo dopo averlo spremuto, come spararsi su un piede per vedere l’effetto che fa. Tanto vale provare a farla a mano, la maionese. |