
Sui rapporti causa-effetto bisogna andarci cauti. Come per l’etimologia, la scienza che indaga sull’origine dei nomi, si rischiano figure caprine. Eppure a volte la tentazione è forte. Troppo. Come diceva quel birbone di Oscar Wilde, “So resistere a tutto, tranne che alle tentazioni”.
La correlazione su cui vi proponiamo di riflettere in modo, sia chiaro, rigorosamente non scientifico, è l’esplosione di punti vendita “trattanti benessere” a cui sembra corrispondere la crescita esponenziale di ansia e insofferenza collettive.
Centri benessere, Spa, centri massaggi (più o meno legali), scuole di yoga di ogni genere e tendenza, trattamenti shiatsu, meditazione zen… E qui ci fermiamo, chè il nostro pragmatismo occidentale fa capolino e vuole subito il conforto di un dato empirico. Detto fatto, digitiamo su Google le parole “scuole di yoga in Italia” e in 0,18 secondi (all’incirca la velocità della luce…) compaiono sullo schermo 289.000 risultati.
Lo yoga può essere inteso in molti modi. Una forma “innovativa” di fare stretching, oppure qualcosa di molto più serio. Dipende.
Nel primo, cambia un poco la struttura dei muscoli. Nel secondo, qualcosa di più.
Qui in mezzo al traffico, tra la scelta del PM 10 e quello 2,5, tra deliri e frenesie di ogni genere, in questa povera Italia che sta dimenticando il proprio passato e non riesce a intravvedere il futuro, l’augurio è che lo yoga inteso come pratica di riflessione, moderazione, tolleranza, introspezione…. diventi popolare come lo era il calcio una volta. Quando i bambini giocavano come matti a pallone e alle bambine non avevano ancora rubato l’infanzia.
In un paese meno rancoroso e meno ostile; abitato da persone più civili e più rispettose, di sé e degli altri. “Con gli occhi allegri da italiani in gita”, come diceva la canzone. E vedrete che se ci impegnamo a ritrovare quel paese, certamente anche il “business”, come la nave di felliniana memoria, riprenderà ad andare. |