La notizia che abbiamo letto
qui riprende un lancio del New York Times: l’esercito americano ha dichiarato guerra al Power-Point.
Pare che all’origine del conflitto ci sia il tempo dedicato quotidianamente alla preparazione di ppt. Un’attenzione che va a decremento delle altre attività di comando e controllo. Non solo. Pare che i documenti siano così complessi da risultare pressocchè incomprensibili. Riguardo ad un ppt sull’Afghanistan si racconta che un generale abbia esclamato: “Quando avremo capito la dia avremo vinto la guerra”.
Chi vincerà, l’esercito americano o il narcisismo documentaristico dei suoi membri?
In attesa di sapere come andrà a finire, ci sembra doveroso riconoscere che da quando l’informatica è diventata
user friendly la produzione di comunicazione interna è esplosa a ritmi inflattivi. Con risultati, diciamolo onestamente, non sempre lusinghieri. Il
fai-da-te informatico (ppt, photoshop, paint, per citare i più noti strumenti del demonio) è una sorta di droga che, come le acque del
fiume Lete, induce all’oblio. Ci rende dimentichi che i
contenuti del comunicare aziendale dovrebbero sempre risultare preminenti rispetto alla forma che diamo loro. Chiari e distinti, in primo piano e in bella evidenza. Espressa come variante della legge di Murphy questa patologia sarebbe così formulabile:
“Pù le idee sono confuse e più si cercherà di comunicarle”.
Poiché esporre le idee con i numeri è per gli eletti e le parole sono per chi ha molto tempo, la comunicazione visiva è giustamente diventata il linguaggio della nostra epoca. La nostra salvezza, il nostro
Beniamino. Trattiamolo bene. Trattiamolo con affetto. E’ troppo piccolo per frequentare West Point.