BUONGIORNO, SONO CATERINA. |  |
| | 7-Aprile-2010 | | Topics: aprile-10 |  | | 
Abbiamo avuto qualche problema di comunicazione ultimamente. Parecchio seccante anche. Tiravi su il telefono e nel migliore dei casi sbattevi contro il mantra del call-center: “Sono Caterina, in cosa posso aiutarla?”. Nel peggiore, ti toccava il risponditore automatico, pigia uno, pigia due, pigia quattro. Peccato che le aziende con cui cercavamo di comunicare non fossero la Cordami&Spago di Piripacchio di Sotto ma - giusto per darvi un esempio - nomi del calibro di British Telecom. “No signorina, abbiamo chiuso il contratto con voi sei mesi fa. Sì, vi abbiamo inviato una raccomandata. No, non siamo più in via Andrea Costa. Cosa? Dovevamo telefonare per avvertirvi che vi avevamo spedito una raccomandata? Sta scherzando, vero signorina???”.
L’altro giorno abbiamo acquistato un biglietto ferroviario on-line. Ma non si trattava di un diretto, chè cambiavamo a Firenze per andare ad Arezzo. Sicchè come dicono in Toscana, bisognava perfezionare l’acquisto in biglietteria alla Centrale, nel senso di stazione di Milano. Il “perfezionamento” dell’acquisto tocca a Laura (è quella che ci vede meglio). Non abbiamo molto tempo: il frecciarossa parte fra dieci minuti. C’è coda, molta, alle biglietterie dotate di personale umano. Per fortuna c’è pure una macchinetta automatica. Basta inserire il codice, pigiare x, scrivere y, risolvere un’equazione di secondo grado, rispondere ad un quiz sulla grammatica greca del V secolo ac, concludere correttamente un epigramma di Marziale e… il biglietto è validato. Per nostra fortuna accanto alla macchinetta staziona (è il caso di dirlo) un signore che così presenta: “Buongiorno, la vedo in difficoltà: posso aiutarla? Sa, ho perso il lavoro e mi ingegno così…”. Affare fatto per due euro con tanti sentiti ringraziamenti al disoccupato-organizzato che in dieci secondi ha risolto brillantemente il problema.
Come dicevamo la volta scorsa, pare che il 70% delle scelte d’acquisto si decida nel punto vendita. Già, ma se il “negozio” è chiuso o fa di tutto per non essere raggiungibile???
Ridurre i costi è sensato. Di più: è inevitabile. Peccato che alcuni costi non siano comprimibili all’infinito. Come ad esempio quelli che riguardano il bene più prezioso che esista: il rapporto con il cliente. Chi li taglia insensatamente ricorda il signore della barzelletta. Sì, proprio quello che si tranciò gli zebedei per far dispetto alla moglie. |
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