La rosa e il giardiniere


Fatti, opinioni e commenti in tema di punti vendita e consumo consapevole a cura di Evolvere.it



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TRUE STORIES

27-Settembre-2011

Stavamo leggendo le dichiarazioni di Jacques Bousquet, presidente di Renault Italia e capo di Unrae sul collasso del mercato automobilistico italiano, quando è squillato il telefono.

Era Paolo, un nostro vecchio amico che ci voleva raccontare la sua ultima avventura.

- Guarda, tutto comincia con una sfiga tremenda, stavamo tornando a casa dopo una giornata di shopping… inizia lui.

- Ah, ecco il perchè della sfiga tremenda, dico soddisfatto per aver intuito la causa

- Insomma, stiamo per strada e si guasta l’auto. Dalla perdita di potenza e dai sobbalzi del motore mi rendo conto che è il manicotto della turbina. Sai, mi era già accaduto lo scorso marzo. Esco dall'autostrada e procedo a velocità ridotta percorrendo la statale **** all'altezza di ****, strada ****. Proprio in quel punto l’auto non ce la fa più…

- E allora?, lo interrompo

- Allora – prosegue Paolo – proprio di fronte a me scorgo una Concessionaria **** ! “Me la sono cavata anche questa volta!”, mi dico tra me e me. Percorro d’inerzia gli ultimi metri e mi sbatto nel parcheggio. E’ sabato, sono le 19.05 e il motore si spegne. Ma…

- Ma…???

- Ma… riprende Paolo, mi accorgo che la concessionaria non è solo *** ma anche ****! Fantastico, viva i plurimarca!

- E bravo Paolo, vai che sei salvo!

- Salvo un corno! – esclama perentorio Paolo (A dire il vero ha usato un’altra espressione molto più colorita).

- Entro in ufficio – continua Paolo – e vedo ben due venditori che stanno terminando una trattativa.... Chiedo aiuto spiegando loro che in auto c’erano mia moglie e i bambini…

- Auto ferma. Strada provinciale. Sabato al tramonto. Bimbi a bordo, riepilogo io colto da un attacco di notarite acuta

- Ma…dice Paolo

- Ma, cosa?, incalzo, pregustando l’orrore

- Mi liquidano in pochi secondi, afferma sdegnato Paolo, Perchè… non hanno auto sostitutive… Perchè non sanno cosa fare… Ma soprattutto perchè… – si interrompe e il tono si fa tra lo sdegnato e il drammatico (dovete sapere che Paolo è un omone buono come il pane, ma comunque grande e grosso…) Perchè, riprende Paolo esplodendo, non vedono l'ora di andare a casa, ‘sti #*#!!*##!!! (censura)

- E poi?

- Chiamo l'assicurazione, sento una amico, torno dentro e chiedo di lasciare l'auto nel parcheggio, così che il lunedì successivo i meccanici possono valutare subito il guasto. Il risultato è che quei #*#!!*##! (censura) mi cacciano fuori, chiudono il cancello e io rimango lì come un ##+# sul ciglio della statale insieme a tutta la famiglia! E tutto perchè debbono chiudere! E… se ne vanno, capisci?!? – la voce si fa stentorea - Se ne vanno, pur vedendo che siamo nel guano e nemmeno gli viene in mente di offrirci un passaggio al primo bar…. !!! ##!!**###!!! (censura)

- E il lunedì cosa è successo? – chiedo con la bulimia tipica di chi non è mai sazio di nefandezze

- Il lunedì il registro cambia, riprende Paolo che ha ritrovato d’un tratto la sua tradizionale sorridente pacatezza

- Mi chiama la signora ****, la responsabile dell'officina. Mi informa che stanno cercando il guasto. Le suggerisco un forum di proprietari di **** , la mia stessa auto, che ho trovato in rete nel quale si parla di un difetto ricorrente nel modello, sai proprio il manicotto della turbina....

- Galeotto d’un manicotto!

- Eh già! La responsabile dell’officina mi passa un meccanico, uno dal forte accento straniero. Il meccanico mi ringrazia e mi chiede l’indirizzo del sito dove si parla di questo guasto così ricorrente, tipico delle auto ****

- Fantastico!, interrompo io con tono finto ingenuo, non sapevo che facessi anche il consulente tecnico…

- Non fare lo spiritoso, riprende serio Paolo. E’ andata davvero così. Pensa che poco dopo mi richiama la responsabile dell’officina. Mi comunica il preventivo e mi chiede l’ok per procedere alla riparazione; dopo poche ore mi avvisa che l’auto è pronta…

- Da manuale…

- Già, da manuale – fa Paolo sbuffando – Vado a ritirare l’auto e mi presentano il meccanico che l'ha riparata, il quale confessa che sì, in effetti ha dovuto sostituire il manicotto sospetto; che certo, dovrebbero costruirlo meglio e qui e là e scià… e mi racconta una serie di altre cose. Alla fine si congeda ringraziandomi per il suggerimento.

- Storiona!, lo interrompo. Davvero esemplare: peccato tu non avessi una candid camera…

- Sì, davvero! Quello che mi fa specie, come direbbe Darwin, sono i venditori. Sono loro quelli che dovrebbero saperne di più su come gestire un cliente e invece… invece  ne sanno di meno di un meccanico! Ma che, siamo diventati tutti matti?!?! conclude Paolo.

 

Quello che i venditori sanno o dovrebbero sapere è che prima o poi Paolo cambierà auto. Non si sa quando e neppure la marca o il modello. L’unica certezza è che non l’acquisterà in quella concessionaria. Piuttosto si farebbe tagliare il dito mignolo da uno specialista della Yakuza, un vero peccato.

Oltre all’opportunità di vendita, i signori della concessionaria **** di **** si sono fumati un’altra curiosità: non sapranno mai che Paolo è un formatore. Uno bravo sul serio. Uno specialista che lavora come un matto per aiutare chi sta in un punto vendita a non gettare alle ortiche le occasioni che la vita offre.

 

Minori venditre = riduzione dei costi. Già, ma cosa tagliare? La nostra modesta proposta è di iniziare dalla pubblicità. La tv generalista la guardano ormai solo gli over-over, ottimi consumatori di fissanti per dentiere e pannoloni per incontinenti, un target decisamente poco interessante per chi vende berline o fuoristrada, mentre nonostante la crisi nei punti vendita qualcuno fa ancora capolino. Già, ma chi trova ad accoglierlo?

E’ giunto il tempo di dare una sforbiciata agli spot e di investire (seriamente) in selezione. E, una volta scelte, formarle queste benedette persone. Con serietà, continuità e coerenza. Con il coraggio di dire “grazie, prego si accomodi. Quella è la porta” a chi in aula o in negozio non si impegna come dovrebbe.

E’ davvero incredibile come migliora la reputazione di un brand se in un punto vendita c’è un venditore anche solo sensato. Per non parlare delle vendite.

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LE PARALLELE A VOLTE S’INCROCIANO

20-Settembre-2011

In estrema sintesi, la notizia potrebbe suonare così: “la rumena va sul web e la mela la compri in negozio”. Cos’è accaduto? Un auto, bene che più fisico non si può, viene messa in vendita su internet, mentre Apple, la regina delle vendite on-line, perfeziona la presenza sul territorio aprendo nuovi punti vendita dedicati.
Un percorso la cui praticabilità il Gruppo Renault intende sperimentare in Italia con il brand Dacia, con la speranza di poterlo applicare poi in tutta Europa, anche se ha dato scarsi frutti negli Usa: usare il web per acquisire ordini on-line. Basterà configurare il modello (per ora solo due versioni) versare un anticipo, aspettare la consegna, e recarsi poi nella concessionaria più vicina a ritirare l’auto. Ovviamente bisognerà anche saldare il conto che sarà, assicurano, identico a quello delle vendite tradizionali.
Il vantaggio? Se le informazioni in nostro possesso sono corrette, consisterà solo in una visita in meno dal concessionario. Quando invece l’esperienza indica che sarebbe il caso di creare un’opportunità di visita in più. Ma poiché il Gruppo Renault è guidato da un management notoriamente dotato di grandi capacità di visione, crediamo sia doveroso sospendere il giudizio e attendere gli eventi.
 
Quelli che invece nel punto vendita ci vogliono entrare a tutti i costi sono i clienti Apple. Pare fossero in migliaia le persone che in attesa dell’apertura dello store hanno trascorso la notte bivaccavano sui marciapiedi nel centro di Bologna. Ne valeva la pena? Ma certo, i primi mille hanno ricevuto una t-shirt celebrativa in omaggio…
Tra loro si contavano aficionados provenienti da ogni parte d’Italia e pure qualcuno che, dicono, seguendo la marca del cuore non si è lasciato sfuggire nessuna delle “nuove aperture”.
 
Le parallele s’incrociano, dunque. Dacia prova a monetizzare l’interesse per i suoi prodotti low-cost utilizzando il web come opportunità di comunicazione a “costo zero”. Perché stare sul web in questo modo non richiede i grandi investimenti dei punti di vendita fisici. E' un modo originale (e intelligente) per far parlare di sé, per tentare di uscire dalla mischia. Con la consapevolezza che anche il raggiungimento di questo solo risultato giustifica comunque (il piccolo) investimento.
 
Apple, forte dell’incredibile successo dei suoi prodotti premium-price, mette radici nel territorio perché sa da un pezzo che il consumatore, chiunque esso sia, desidera non solo un prodotto unico ed esclusivo, ma anche un luogo dove far “abitare” la marca, e vivere con il mondo della marca una relazione non esclusivamente virtuale.
Beninteso, non c’è contraddizione tra le due scelte. Di certo abbiamo l’ennesima conferma di una legge aurea: la differenza la fanno le idee. Quando il denaro gira senza (apparente) difficoltà, per far quadrare il conto economico qualsiasi mossa è appropriata, chè i clienti comprano tutto o quasi, senza troppi problemi e pure senza molte garanzie: basti pensare alle schifezze finanziarie sparate allegramente nelle vene del sistema.

In tempo di crisi invece, particolarmente quando non se ne ricorda l’inizio e non s’intravvede la fine, solo chi ha qualcosa di veramente diverso da dire riempie i negozi. Sino al punto da doverli transennare.

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DISTRUTTORI CREATIVI?

12-Settembre-2011

Mentre i centri storici si desertificano a causa degli affitti troppo alti, nella sola Milano si registrano 110 chiusure di negozi negli ultimi mesi, nuove tipologie di punti vendita fanno la loro comparsa.
Alcune, come i temporary, di nuovo hanno solo la declinazione del concept. Altre invece rappresentano per l’Italia una novità soprattutto dal punto di vista quantitativo; pare siano più di 3.300 i negozi che trattano prodotti usati: vestiti, attrezzature sportive, mobili, elettrodomestici, telefoni, fumetti, computer, libri scolastici e non.
Una conferma, se ce n’era il bisogno, del fatto che gli italiani continuano a non amare le vendite “per corrispondenza”, con buona pace di Ebay and company, e preferiscono vedere e toccare con mano quello che comprano. Ma anche, purtroppo, l’ennesima conferma delle quotidiane difficoltà economiche che stiamo attraversando.
Crisi che pure il fenomeno temporary non smentisce: un concept che, pur sforzandosi di apparire “cool” e fichissimo, scimmiotta il verbo anglosassone della “guerrilla marketing” nel tentativo pur lodevole di ridurre i costi all’osso.
Funziona in modo tutto sommato semplice: il tam-tam della Rete e l’uso intelligente dei social creano notorietà e attrazione a costi di advertising vicini allo zero. Ma i nuovi temporary annunciano, debordando dall’originaria applicazione “tessile”, cose di cui non sentivamo un gran bisogno. Si va dall’apertura temporanea di ristoranti - casalinghi e non - ad alberghi fatti di una stanza sola, a centri culturali a termine, a caffè che più espressi non si può: “sbrigati a berlo che già sto chiudendo” potrebbe esserne il motto.
 
E’ l’effimero che torna, oppure è l’effimero che non è mai andato via? Oppure è la conferma delle tesi schumpeteriane riguardo alla creatività distruttiva del capitalismo?
Poiché al momento non siamo in grado di prevedere se sorgeranno nuove strutture economiche dalle ceneri di quelle distrutte, ci accontentiamo del fatto che, nonostante tutto, qualcuno cerca di fare qualcosa. Di vecchio e usato, di nuovo e già abusato.
Non è molto. Ma di questi tempi è già abbastanza.

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NUVOLE

6-Settembre-2011

Rientrati precocemente - ahinoi quanto - alla base, l’agosto milanese oltre al caldo mediorientale aveva in serbo un’altra sciagura. Il sito del blog “C’è un ulivo sul balcone”, il parolaio dove si chiacchiera di letteratura ed altre frivolezze, non era più raggiungibile.
Perduti nel mare metropolitano d’agosto è stato tutto un susseguirsi di “segui le istruzioni di Google” e “invia richiesta a Blogger Support e “Scrivi” e “Incolla la stringa” e “Se non riesci a… compila x e poi y e forse anche z..”. E a furia di richiedere la nuova password, impostare la vecchia e supplicare la prossima, tormentando inutilmente la tastiera del povero Mac, è giunta la fine del mese. E con lei pure il valido Simone, l’EtaBeta informatico che tutto comprende e (quasi) tutto ripara.
C’è voluta oltre un’ora del suo prezioso tempo (in tutti sensi) per rimettere a posto le cose. Ma alla fine il sito è stato nuovamente raggiungibile.
Perché parliamo di una faccenda tutto sommato marginale oltrechè personale? Perché non è né l’una né l’altra cosa. Come ha spiegato il grande, il mitico Steve Jobs (che il dio degli inventori lo protegga sempre) i portatili non avranno più la fessurina per il cd. Anzi, non ce l’hanno già più da un pezzo. Così come i tablet e, ovviamente, gli smartphone. Perché tutto, programmi, archivi, data-base, stanno (staranno) sulla nuvola. Perché il mondo girerà sempre più su cosi informatici sempre più piccoli e leggeri, come gli smartphone da cui si collegano a internet più di 11 milioni di italiani. Per questo tutto (o quasi) se ne starà sulla nuvola, pronto a scendere sulla terra al nostro richiamo.
Peccato che se qualcosa non funziona, e qualcosa non funziona pressocchè sempre, tra noi e la nuvola, tra noi e Google, non ci siano né fili, né numeri verdi gialli o rossi e neppure una vocina a cui aggrapparsi e chiedere aiuto e conforto. Perché tutto è virtuale. Perché l’uomo non c’è più: costa troppo e magari si lamenta pure.

Così se la nuvola farà i capricci e ci negherà i nostri dati, saranno bit nostri come si suol dire. Pare che si chiami cloud computing, bellezza.

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