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La rosa e il giardiniere
Fatti, opinioni e commenti in tema di punti vendita e consumo consapevole a cura di Evolvere.it
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| | 30-Luglio-2009 | | 
L’anno scorso, più o meno di questi tempi, la bassotta Leopolda ha figliato una cucciolata notevole per qualità e quantità. Di “sana e robusta costituzione”, una volta svezzati i cuccioli sono letteralmente andati a ruba, regalati a chi – questa è stata l’attenzione posta dai padroni di Leopolda – avrebbe saputo garantire costanza di cure e di affetti.
Come tutti i mammiferi, un giovane cane ha bisogno di attenzione e di tempo per poter prosperare e crescere al meglio di sé.
Nascere con un buon corredo genetico è importante, ma conta anche l’ambiente, gli stimoli e l’impegno individuale. Eppure a volte non basta. C’è il caso: la sorte, buona o cattiva. Un’altra regola che, vale per tutti i mammiferi. Per chi, donna, uomo o giovane cane, si avventura nel mondo con il desiderio e la speranza di fare bene.
I cuccioli di Leopolda sono cresciuti. Stanno bene e fanno ogni giorno il loro mestiere di bravi bassotti: esplorare, giocare e difendere quello che pensano sia il loro territorio. E amare in modo imprescindibile il proprio padrone, che è poi la cosa che sanno fare meglio, come tutti i cani degni di questo nome.
I cuccioli di Leopolda hanno avuto molti doni dalla natura. Ma anche molta, molta fortuna.
Auguri di buona estate e arrivederci a settembre |
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| | 28-Luglio-2009 | | |
Non siamo sempre nostalgici del passato, anzi. Ma fa un certo effetto leggere che uno degli standard più solidi del mondo dopo il famoso metro compione di platino-iridio conservato a Parigi, sta per essere messo in discussione. Ci riferiamo alle misure del bagaglio a mano consentito in cabina. Uno standard internazionale che qualche compagnia aerea pare voglia mettere in discussione, poiché “più piccolo” significa “meno costi”. Le cattive notizie non vengono mai da sole: nei giorni scorsi circolava l’idea dei posti in piedi. Trattandosi della geniale Ryanair, non è da escludersi che sia una trovata pubblicitaria. Tuttavia il concetto ha una sua chiara coerenza: chi se la sente di viaggiare in piedi non paga il biglietto. Dopo il bagno a pagamento, la tassa sulla ciccia (chi più pesa più paga), il carico autogestito del bagaglio, il viaggio economico conquista una nuova frontiera.
Forse un aereo non è, letteralmente, un punto vendita. Ma un luogo di consumo di massa certamente sì. E forse, prima o poi, segmenti significativi di viaggiatori comprenderanno che “consumare meno/consumare meglio” non è affatto uno slogan autarchico. |
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| | 23-Luglio-2009 | |
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Richard H. Thaler – Cass R. Sunstein
Serie Bianca Feltrinelli
“La spinta gentile” La nuova strategia per migliorare le nostre decisioni
su denaro, salute, felicità |
Non avremmo mai pensato che tra la preveggenza di Odisseo e il divieto della Moratti ci fosse una correlazione. E pure profonda. L’abbiamo capito leggendo con buon ritardo “La spinta gentile”, un saggio di socio-economia che affronta lo spinoso tema delle scelte.
Come si convincono le persone a non entrare con i Suv in un centro storico? Come si motivano gli utenti di una mensa scolastica a mangiare più frutta e verdura (e conseguentemente meno junk food)? Come si possono migliorare i piani pensionistici? E altre spinose questioni che riguardano il futuro dell’umanità.
Secondo gli autori, buona parte della responsabilità ricade sugli “architetti delle scelte”; i politici, gli amministratori, gli esperti che influenzano o addirittura determinano la vita delle comunità.
Odisseo, astuto architetto di se stesso, sa benissimo che resistere al canto delle Sirene è impossibile, ma non vuole perdere la straordinaria occasione che la sorte gli offre. E mette in atto la strategia che ben conosciamo. Anche il sindaco di Milano con il suo divieto, esprime un’architettura delle scelte, il cui obiettivo è contenere il fenomeno devastante del consumo precoce di alcol.
E lo sono un fondo integrativo pensionistico, le opzioni di default dei cellulari, i piani di rimborso delle carte di credito revolving, le campagne di vaccinazione obbligatoria; ma anche le scelte urbanistiche, la sequenza degli alimenti in una mensa, l’obbligo di guida con le cinture di sicurezza, i limiti di velocità in autostrada.
Come si progetta la miglior architettura delle scelte? Come si aiutano le persone a fare davvero il proprio interesse? L’intuizione degli autori de “La spinta gentile” è semplice e sorprendente: bisogna rivolgersi in modo intelligente alle nostre irrazionalità, ai nostri tic, alle nostre cattive abitudini mentali, quelle ci fanno essere “Umani” (irrazionali, emotivi, impulsivi, incostanti…) piuttosto che “Econi” (razionali, pianificatori, costanti…).
Le applicazioni di questa “tecnica” sono, evidentemente, illimitate. La “spinta gentile” è quindi una sorta di pungolo, come l’illustrazione in copertina ben rappresenta: l’elefante adulto che (gentilmente) spinge quello piccino nella giusta direzione. Ma chi decide cos’è giusto e cosa sbagliato? Gli autori propongono un approccio che chiamano “paternalismo libertario”, il metodo che, caso per caso, aiuta le persone a compiere scelte più sagge tutelando le loro libertà.
Non è forse del tutto inutile ricordare che alla base di una buona architettura delle scelte (e dei conseguenti “pungoli gentili”) ci sono le ricerche, le buone vecchie ricerche di mercato, quelle ben progettate e ben condotte. Perché senza conoscenza autentica delle cose “vere e reali”, non c’è progetto e neppure architettura. |
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LO STANDARD DELLA PASSIONE |
| | 20-Luglio-2009 | | 
Seduti sul treno che ci riporta a Milano. Laura Giunti scova nelle pagine locali una notizia irresistibile. E’ la storia di un panificatore di Milano che si alza alle 4 della mattina. Dice che gli piace da matti fare il suo lavoro. Dice anche che, pur essendo un artigiano, gli impongono norme e regole da industria alimentare e che non ce la fa più a star dietro ai costi. Quanto basta per stimolare la nostra riflessione-discussione. Il panettiere è un artigiano orgoglioso e contento del suo lavoro; la sua abilità è quella di fare in piccola serie “pezzi unici”. Come trasferire questo piacere di fare le cose alle attività industriali (e quindi) standardizzate, si chiede Giunti. E’ un problema di stimoli, di motivazioni e di controlli, o piuttosto è un fatto di sistema? Come si possono convincere, ad esempio, 100.000 bancari ad applicare in modo personalizzato e (quindi) creativo gli standard di qualità dell’azienda? Ma l’azienda come li definisce questi standard, a partire dai costi o dai bisogni dei clienti? E il “bravo panettiere” potrà mai diventare un benchmark? La riflessione stava raggiungendo una splendida temperatura critica, quando ci siamo accorti del frastuono e del caldo. L’aria condizionata non funzionava. Dai finestrini spalancati entrava fragorosamente l’aria dell’estate padana. E’ stato allora che Giunti ha iniziato a cercare un bagno. Sostiene di aver esplorato non meno di quattro carrozze. Il controllore non ha fatto un plissè; senza aggiungere nessuna inutile spiegazione, ha tratto dalla tasca la chiave di servizio ed è proseguito oltre. Di qualità, standard e processi non abbiamo più parlato quel giorno. |
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| | 17-Luglio-2009 | | 
Nell’autunno del 2007 insieme agli amici dell’UILDM (Unione Italiana Lotta alla DIstrofIa Muscolare sezione di MILano) in veste di “clienti misteriosi” realizzammo una ricerca a Milano e provincia. Furono visitati 17 punti vendita facenti parte delle catene Brico, Esselunga, Ipercoop, Coop, Ld Market, Penny Market, Gs, Unes.
Il tema-guida era la così detta “responsabilità sociale” intesa in senso affatto ideologico o compassionevole. La “buona impresa” non è attenta alla diversità, qualunque essa sia, solo perché si riconosce nei fondamentali principi di civiltà. E’ attenta anche perché il portatore di handicap oltre ad essere una persona con gli stessi diritti delle altre, è anche un consumatore. Che acquista e fa acquistare. Che commenta e valuta. Che s’indigna e comunica.
Così, se il gradino è troppo alto per chi è in carrozzina, se l’accesso ai bagni è problematico, se le scritte sono troppo piccole per gli ipo-vedenti, se il personale è sistematicamente scortese (eccetera, eccetera) l’azienda oltre a non rispettare la norma perde anche profitti. A conferma del fatto che l’inciviltà è non solo brutta ma anche assai stupida.
I risultati della ricerca non furono confortanti. Li potete leggere qui. A settembre si replica. Vi terremo informati. |
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