La rosa e il giardiniere


Fatti, opinioni e commenti in tema di punti vendita e consumo consapevole a cura di Evolvere.it



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LA LEZIONE DELLA MELA

28-Gennaio-2010

Giornata della Memoria, ieri. Ma anche “giornata Steve Jobs”. Probabilmente più attesa la seconda della prima. Dato il fuso orario, è stato necessario attendere che si facesse sera e poi notte per poter leggere i commenti dei giornali e dei blog.
Ma la notizia non è il “nuovo prodotto” di Apple. Anche perché è un pezzo (praticamente dalla nascita) che l’azienda della mela non fa nuovi prodotti.
Sin dal primo aggeggio con le icone (quello che gli amici ingegneri definivano la “macchina per tonti” contrapponendola ai “veri” computer) e poi tutte le altre invenzioni, non sono “prodotti” bensì nuovi modi di farci scambiare informazioni o, meglio ancora, emozioni: foto, musica, conversazioni.
A prescindere dal risultato tecnico in sé (cosa che non ci interessa minimante) la nuova macchina di Steve Jobs – l’iphone grosso, come lo hanno già definito – oltre a leggere libri e giornali e tutto il resto, ribadisce ancora una volta quale sia il vero mestiere di Apple: proporre (imporre) nuovi modelli di business.
Domanda delle mille pistole: come potremmo applicare nuovi modelli a business molto tradizionali ma tutt’altro che obsoleti?

Come si fa a “fare Apple” vendendo auto, carte di credito, elettronica di consumo, golfini di cashmere?

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L’INTERPRETAZIONE DI BARBARA

27-Gennaio-2010

Pare che Barbara sia una fuoriclasse. La sua reazione sorridente e immediata  è una conferma.
Gli standard del lavoro di Barbara sono tra i più rigidi e algidi al mondo. Ma lei ha saputo interpretarli trasformando una difficoltà in opportunità.
Interpretare gli standard aziendali a misura di contesto, situazione, cliente. Difficile?

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ABERCROMBIE EXPERIENCE

25-Gennaio-2010

“All’ingresso c’è ‘sto modello, mezzo nudo pure col freddo che fa, che è lì per la foto. E te lo chiede pure se vuoi fare la foto con lui. Ma è mezzo nudo sul serio, con la pancia di fuori che se non gli viene la diarrea è un miracolo! Due ragazzine in coda davanti a me hanno strillato siiiì! tutte eccitate e c’era una tipa con la Polaroid che le – tac! - le ha riprese e consegnato la foto al volo.
Le scale sono buissime, ci sono solo delle lucine sui gradini: è tutto nero e non vedi niente! La musica è altissima e un profumo buono aleggia dappertutto!
Inizia così il racconto entusiasta di Rossella, tipica ragazza milanese, ventenne figlia di amici, poco o nulla fashionista, che è già stata tre volte da Abercrombie
 “E poi?” insisto con la tipica petulanza di chi è curioso di una cosa perché sa, o pensa di sapere, che non la proverà mai, come il giro della morte sulle giostre o un trekking invernale a Vlodivostok
“Poi – riprende lei -  c’è un figaccione che quando arrivi al piano ti accoglie dicendo: Hi! What’s up! – e quella tonta della Giorgia che non sa l’inglese gli ha risposto “buongiorno!” ah, ah! Che figura ci ha fatto, rido ancora adesso!”
“Dimmi dei prodotti. I prodotti, eh? Sono belli???”
“Ce n’è di bellissimi, di carinissimi! Peccato che si faccia fatica a vederli! Ho dovuto mettere sotto la lucina una camicetta perché non ero sicura che fosse gialla…. Il prezzo è scritto piccolo, la taglia in grande. Pensa che stavo per fare una figura… Avevo tirato su una canottierina bellissima. Poi ho visto il prezzo e mi è venuto un colpo: 109 euro! Ma ci sono anche un sacco di cose belle, di moda, che costano delle cifre sensate…”.
E la gente? Che persone entrano?” chiedo con un tono che ormai ha il sapore del Grande Inquisitore di Dostoevskij quando sente di avere la preda in mano.
“Donne? Uomini? Giovani, vecchietti come me? Dimmi!”
La mia giovane informatrice è forse pentita della corda che mi ha dato. Ma non ha più scampo e lo sa.
“Direi più donne che uomini… diciamo 60 a 40… Di tutte le età: ragazzi ma anche persone grandi: Ah, mi ricordo una signora alla cassa, sui cinquanta portati bene, con una montagna di roba…”
“C’era molta gente?”.
“Non come i giorni dell’inaugurazione. Ma abbastanza”.
“E il servizio? Dimmi del servizio” insisto maniacale.
“Il servizio, cosa?”mi chiede, forse equivocando.
“Dài, Ros! Il personale, i commessi… preparati, attivi, educati? O ingessati come le statue al Pincio?”
“Per essere gentili sono gentili. Mi sembrano due righe disorganizzati. Cercavo una camicia, una di quelle bellissime viste sui manichini, e quelli del primo mi mandano al secondo, quelli del secondo al piano terra, quelli del piano terra al primo… Alla fine di su e giù sulle scale buie che a momenti cado e mi ammazzo, sono riuscita a sapere che non ce ne erano più e le ultime stavano lì sui modelli ma non erano in vendita…”.
“Fuori il voto: dimmi il giudizio finale…”
“Bellissimo!” cinguetta soave Rossella. “E’ particolare. E’ chiaro che estremizzano tutto: rumore, luce, profumo. Ma la roba è davvero bella!”.
“E al tuo ragazzo? A lui è piaciuto?”.
“Ah, no. Ma sai lui come è fatto…”.
In conclusione
Il mercato della moda è in assoluto tra i più complessi e difficili. Basti pensare alla delicatezza che c’è nel rapporto tra il brand e l’offerta di prodotto/collezione. Va da sé che questo mondo richieda un altissimo tasso di competenza, esperienza, specializzazione. Chi fa moda ad alto livello sta perennemente in bilico tra l’arte, l’artigianato e la cultura industriale: deve far quadrare il cerchio tra volumi e ricavi proponendo qualcosa che (non sempre, ma spesso) è fatto della stessa materia dei sogni.
Tornando al nostro di mestiere, purtroppo non sappiamo nulla a proposito della customer experience Abercrombie. E poiché siamo (ovviamente) consapevoli che il solco che separa le impressioni dalle ragionevoli certezze è colmato solo dalla ricerca, per ora ci accontentiamo di segnalare quello che ci appare come un esempio da manuale di intelligente applicazione della brand identity.
Non potendo essere “tutto per tutti”, è fondamentale provare ad essere “uno per qualcuno”.

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SENTI IL FISCHIO DEL VAPORE

15-Gennaio-2010

Si è fatto un gran parlare nei giorni scorsi di treni e di Trenitalia e ancora si continua a fare. Passata la buriana dei ritardi e dei convogli soppressi per eccesso di inverno, le ultime notizie ferroviarie riguardano la liberalizzazione europea. Che dovrebbe aver inizio (il condizionale è sempre un obbligo nel nostro paese) a partire dal 2010. Cioè adesso.
Zucchero filato per chi come noi ama i treni, specie quelli di una volta. Con gli scompartimenti separati dove, beninteso se ti imbattevi in compagni di viaggio un poco discreti, si poteva leggere tranquilli per ore. Quei bei treni con il vagon restaurant le cui performance gastronomiche erano quasi sempre molto, molto più che dignitose.
Insieme alla liberalizzazione è in arrivo sulle patrie rotaie anche la flotta di NTV, la compagnia fondata da Diego Della Valle e Luca Cordero di Montezemolo. Il socio tecnico è nientemeno che Sncf, le ferrovie francesi madrine del leggendario TGV.
Pare che Italo - questo il nome del treno alta velocità della nuova compagnia italiana - sarà di color rosso Ferrari, nel pieno rispetto della nota legge fisica secondo la quale “rosso va sempre più forte”.
Dicono anche che le carrozze di Italo siano più larghe, più comode, più silenziose di quelle attualmente in dotazione al pur valido Trenitalia Freccia Rossa.
Dunque, potremo scegliere un treno in alternativa ad un altro treno. Forse persino più comodo. E (forse) addirittura più puntuale. Magari pure con i servizi (letteralmente) “igienici” a disposizione.
In attesa di verificare di persona (fermi tutti! questo mystery non si delega) attendiamo fiduciosi. Come recita il proverbio, dove c’è concorrenza c’è casa e i miglioramenti non possono non arrivare.
Magari in ritardo, ma ad alta velocità.

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MI RITORNI IN MENTE

8-Gennaio-2010

La prima notizia – non per ordine d’importanza  – di ieri mattina è quella del baco. Ovvero la spiegazione che gli psicologi avrebbero trovato (il condizionale è d’obbligo) sui ritornelli che non abbandonano la nostra mente.
(La seconda, molto più importante, è la scomparsa di Beniamino Placido, l’uomo che sapeva unire leggerezza e consistenza, erudizione e piacere).
Tornando al baco dei ritornelli che non abbandonano la mente, anche noi ne abbiamo uno che non ci abbandona mai, neppure se siamo in vacanza. (in vacanza, se possibile, diventa ancor più molesto e insistente). E’ il tema della qualità della nostra vita di relazione. A ben pensarci, riguarda tutti gli aspetti e tutti i momenti della nostra vita di individui, di persone e di cittadini. E’ il baco dell’innovazione, dello sviluppo, della crescita nel rispetto di sé e degli altri.
Tutte cose di cui si è occupato anche Beniamino Placido anche se non ha mai fatto né un mystery né un focus in vita sua.

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