1. Antonietta Zaccarini Ad di Sant'Orsola srl e Presidente di Assortopedia
Le domande non sono mai indiscrete, le risposte a volte sì, recita un famoso aforisma. Inutile dire che a noi piace moltissimo “fare domande”, è il nostro mestiere, il modo migliore per conoscere ed elaborare soluzioni. Le domande di solito le facciamo a tutti, nel rigoroso rispetto dei criteri statistici; questa volta abbiamo invece pensato che fosse utile farne a chi per esperienza e responsabilità è nella condizione di guardare un poco oltre la nebbia di incertezza che avvolge il tempo in cui viviamo. Il primo ad essere intervistato poteva non essere donna? Ovvio che no. Qui di seguito il contributo di pensiero di Antonietta Zaccarini.
(Il suo profilo professionale lo trovate qui e quello dell'azienda che dirige qui.)
La crisi ha cambiato e cambierà in profondità le nostre abitudini di consumo? In altre parole, può essere definita una “crisi culturale”?
Penso che la crisi che stiamo vivendo sia una crisi strutturale della società italiana. Anche i contenuti del Convegno di Confindustria “Futuro e Benessere” dello scorso 10 aprile lo hanno evidenziato. L'Italia è impantanata: troppa burocrazia, eccessiva pressione fiscale, ma anche incapacità di pensare il nuovo.
Quali saranno i modelli di consumo vincenti nel prossimo futuro?
Credo che assisteremo ad un’accentuata differenziazione tra i prodotti ad alto prezzo e di nicchia e quelli a basso prezzo.
Il posizionamento in mezzo sarà destinato ad affievolirsi ulteriormente perchè la società sarà composta sempre più da (pochi) ricchi sempre più ricchi e da una vasta classe media sempre più povera; gli italiani saranno sempre più vecchi, mentre i giovani proverranno da paesi stranieri. Inevitabilmente questi ultimi con abitudini alimentari, stili di vita e di consumo molto diversi dai nostri.
Per lo stesso motivo cambieranno nettamente anche i bisogni e quindi i consumi dei cittadini tra regione e regione, anche fra regioni confinanti o vicine fra loro come ad esempio Emilia Romagna e Veneto o Lombardia e Toscana. Il divario, quindi, non sarà più solo quello storico tra nord e sud.
A causa delle politiche fiscali e delle politiche di servizio diversamente offerte alle imprese o ai cittadini dalle varie regioni, ci troveremo ad affrontare fenomeni di riassetto geografico ed economico
Temo che in un'Italia che ha sì e no 150 anni di vita come nazione, in cui si parlano dialetti incomprensibili già a 50 km di distanza, sarà sempre più facile dire sono lombardo o toscano piuttosto che italiano.
Nel nostro paese che – non dimentichiamolo - deve combattere per rimanere in Europa, il rischio dell federalismo applicato in modo non coordinato è quello di far crescere i costi della politica e della burocrazia che si ripercuotono poi sull’impresa e sul cittadino.
Per restare nella realtà della mia azienda, non oso pensare a ciò che succederà nella sanità, dove già ora vigono regole e modus operandi diverse tra ASL ed ASL, tra provincia e provincia, tra regione e regione.
Lasciare alle Regioni ampia libertà di definire le regole, può comportare un differenziale di servizio al cittadino e di richieste al fornitore. Ma tant’è. Gli italiani si sono sempre adeguati ed hanno imparato ad arrangiarsi e forse ci sta bene così. Tornando ai prodotti, penso che aumenterà il consumo delle privat label e delle marca con posizionamento elevato.
Continuerà a crescere il bisogno di informazioni qualificate e ritengo che sia destinata ad aumentare anche la richiesta di offerte e servizi ad alto tasso di personalizzazione. Anche il “mercato della sicurezza” è destinato a crescere, così come tutto ciò che riguarda l’area della salute e del benessere. Penso infine che sia destinato ad aumentare il desiderio di evasione, ma anche il bisogno di avvicinarsi al mondo più vero, quello degli affetti e della natura.
Ci può descrivere la strategia della sua azienda nel breve e nel medio periodo?
Lavorare nel mondo della sanità significa operare con professionalità, puntualità e con il massimo servizio e, attraverso questi, dare soluzione ai bisogni di salute e benessere delle persone. Per garantire standard qualitativi e la nostra serietà anche nei confronti della pubblica amministrazione, abbiamo già da alcuni anni aderito alla certificazione ISO 9000 e alla Certificazione Etica (legge 231). Per crescere stiamo continuando ad acquisire altre realtà già presenti in questo settore, piuttosto che aprire nuovi punti vendita.
L’offerta nei confronti dell'anziano o in generale di chi ha un problema di salute si compone da due elementi importantissimi: il primo è quello dell'accoglienza e della sicurezza/fiducia che il tecnico o il personale addetto alla vendita deve infondere e trasmettere al cliente. Il secondo è quello di riuscire ad individuare la proposta concreta, adeguata alla necessità che a volte non è neppure del tutto manifesta.
Sembra banale, ma non è affatto scontato in questo mercato. Altro punto importante: la ricerca di prodotti in esclusiva o di soluzioni innovative per un target di persone anziane e sempre più esigenti: che ricercano comfort e buona qualità della vita anche in età molto avanzata.
Il ruolo del punto vendita – virtuale e/o fisico – secondo lei è cambiato? In caso affermativo, in che modo e verso quale direzione?
C'è bisogno di semplicità e di immediatezza: si è sempre più di fretta o si sempre più vecchi o si è stranieri! Ma abbiamo anche un gran bisogno di accoglienza, di calore, di sicurezza.
Sto parlando naturalmente del target di consumo dell'azienda per cui lavoro, ma credo che questo valga in generale.
Non fa piacere avere qualcuno che ti vuol spingere per forza ad acquistare qualcosa; ma puoi accettare di buon grado chi ti aiuta a prendere un prodotto dallo scaffale e ti spiega cosa c'è scritto sull'etichetta, oppure te lo recapita a casa.
Certamente è molto importante riconoscere il cliente e ricordarne il nome, informarsi sul suo stato di salute ed in generale costruire un rapporto di calore e di familiarità di cui tanti anziani, ma non solo gli anziani, hanno bisogno.
Il negozio del futuro ha bisogno di innovazione di tecnologia, certo. Ma anche di recuperare il calore e la capacità di accoglienza tipici del nostro recente passato. Quello che abbiamo così fretta di scordare. |