La rosa e il giardiniere


Fatti, opinioni e commenti in tema di punti vendita e consumo consapevole a cura di Evolvere.it



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IMMAGINIAMO?

26-Aprile-2010

Prologo.
Steve Jobs, il genius loci di Apple, è malato. Praticamente moribondo. Dopo aver superato un tumore al pancreas, è il turno del fegato. Ne ha bisogno di uno nuovo asap, ma la lista d’attesa è lunghissima. Jobs non solo combatte (per sapere come leggete qui) e vince, ma trasforma la sua battaglia che più personale non si può in una battaglia collettiva
 
Conclusione.
“Grazie all’incessante lobby condotta personalmente da Jobs sul governatore Schwarzenegger e la moglie Maria Shriver, la California sta per diventare il primo stato americano a creare un registro di donatori viventi, obbligando i guidatori, prima del rinnovo della patente, a scegliere se diventarlo”.
 
In Italia il rapporto parco circolante/abitanti è tra i più alti al mondo e gli automobilisti sono tra le categorie più vessate dal punto di vista fiscale (e non solo). Perché non provare a stimolare questo immenso e variegato target group che comprende “tutti” (e quindi rischia di essere “nessuno”) in chiave solidale?
 
Immaginiamo?
Immaginiamo le Concessionarie della marca X che propongono a visitatori e clienti di diventare donatori aiutandoli a risolvere gli (inevitabili) impicci burocratici.
Immaginiamo che al progetto partecipi una compagnia assicurativa. In cambio di una piccola, piccolissima somma di denaro, la compagnia offre una polizza “a misura” ai donatori registrati, una cosa che protegge loro e la loro famiglia… Una polizza per far studiare i figli, acquistare computer, connessioni veloci a internet (eccetera eccetera)
Stiamo immaginando troppo Steve?

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INTERVISTE SUL FUTURO

22-Aprile-2010

1. Antonietta Zaccarini
Ad di Sant'Orsola srl e Presidente di Assortopedia
 
 
 
Le domande non sono mai indiscrete, le risposte a volte sì, recita un famoso aforisma. Inutile dire che a noi piace moltissimo “fare domande”, è il nostro mestiere, il modo migliore per conoscere ed elaborare soluzioni. Le domande di solito le facciamo a tutti, nel rigoroso rispetto dei criteri statistici; questa volta abbiamo invece pensato che fosse utile farne a chi per esperienza e responsabilità è nella condizione di guardare un poco oltre la nebbia di incertezza che avvolge il tempo in cui viviamo. Il primo ad essere intervistato poteva non essere donna? Ovvio che no. Qui di seguito il contributo di pensiero di Antonietta Zaccarini.
(Il suo profilo professionale lo trovate qui e quello dell'azienda che dirige qui.)
 
La crisi ha cambiato e cambierà in profondità le nostre abitudini di consumo?  In altre parole, può essere definita una “crisi culturale”?
Penso che la crisi che stiamo vivendo sia una crisi strutturale della società italiana. Anche i contenuti del Convegno di Confindustria “Futuro e Benessere” dello scorso 10 aprile lo hanno evidenziato. L'Italia è impantanata: troppa burocrazia, eccessiva pressione fiscale, ma anche incapacità di pensare il nuovo.
 
Quali saranno i modelli di consumo vincenti nel prossimo futuro?
Credo che assisteremo ad un’accentuata differenziazione tra i prodotti ad alto prezzo e di nicchia e quelli a basso prezzo.
Il posizionamento in mezzo sarà destinato ad affievolirsi ulteriormente perchè la società sarà composta sempre più da (pochi) ricchi sempre più ricchi e da una vasta classe media sempre più povera; gli italiani saranno sempre più vecchi, mentre i giovani proverranno da paesi stranieri. Inevitabilmente questi ultimi con abitudini alimentari, stili di vita e di consumo molto diversi dai nostri.
Per lo stesso motivo cambieranno nettamente anche i bisogni e quindi i consumi dei cittadini tra regione e regione, anche fra regioni confinanti o vicine fra loro come ad esempio Emilia Romagna e Veneto o Lombardia e Toscana. Il divario, quindi, non sarà più solo quello storico tra nord e sud.
A causa delle politiche fiscali e delle politiche di servizio diversamente offerte alle imprese o ai cittadini dalle varie regioni, ci troveremo ad affrontare fenomeni di riassetto geografico ed economico
Temo che in un'Italia che ha sì e no 150 anni di vita come nazione, in cui si parlano dialetti incomprensibili già a 50 km di distanza, sarà sempre più facile dire sono lombardo o toscano piuttosto che italiano.
Nel nostro paese che – non dimentichiamolo - deve combattere per rimanere in Europa, il rischio dell federalismo applicato in modo non coordinato è quello di far crescere i costi della politica e della burocrazia che si ripercuotono poi sull’impresa e sul cittadino.
Per restare nella realtà della mia azienda, non oso pensare a ciò che succederà nella sanità, dove già ora vigono regole e modus operandi diverse tra ASL ed ASL, tra provincia e provincia, tra regione e regione.
Lasciare alle Regioni ampia libertà di definire le regole, può comportare un differenziale di servizio al cittadino e di richieste al fornitore. Ma tant’è. Gli italiani si sono sempre adeguati ed hanno imparato ad arrangiarsi e forse ci sta bene così. Tornando ai prodotti, penso che aumenterà il consumo delle privat label e delle marca con posizionamento elevato.
Continuerà a crescere il bisogno di informazioni qualificate e ritengo che sia destinata ad aumentare anche la richiesta di offerte e servizi ad alto tasso di personalizzazione. Anche il “mercato della sicurezza” è destinato a crescere, così come tutto ciò che riguarda l’area della salute e del benessere. Penso infine che sia destinato ad aumentare il desiderio di  evasione, ma anche il bisogno di avvicinarsi al mondo più vero, quello degli affetti e della natura.
 
Ci può descrivere la strategia della sua azienda nel breve e nel medio periodo?
Lavorare nel mondo della sanità significa  operare con professionalità, puntualità e con il massimo servizio e, attraverso questi, dare soluzione ai bisogni di salute e benessere delle persone. Per garantire standard qualitativi e la nostra serietà anche nei confronti della pubblica amministrazione, abbiamo già da alcuni anni aderito alla certificazione ISO 9000 e alla Certificazione Etica (legge 231).  Per crescere stiamo continuando ad acquisire altre realtà già presenti in questo settore, piuttosto che aprire nuovi punti vendita.
L’offerta nei confronti dell'anziano o in generale di chi ha un problema di salute si compone da due elementi importantissimi: il primo è quello dell'accoglienza e della sicurezza/fiducia che il tecnico o il personale addetto alla vendita deve infondere e trasmettere al cliente. Il secondo è quello di riuscire ad individuare la proposta concreta, adeguata alla necessità che a volte non è neppure del tutto manifesta.
Sembra banale, ma non è affatto scontato in questo mercato. Altro punto importante: la ricerca di prodotti in esclusiva o di soluzioni  innovative per un target di persone anziane e sempre più esigenti: che ricercano comfort e buona qualità della vita anche in età molto avanzata.
 
Il ruolo del punto vendita – virtuale e/o fisico – secondo lei è cambiato? In caso affermativo, in che modo e verso quale direzione?
C'è bisogno di semplicità e di immediatezza: si è sempre più di fretta o si sempre più vecchi o si è stranieri! Ma abbiamo anche un gran bisogno di accoglienza, di calore, di sicurezza.
Sto parlando naturalmente del target di consumo dell'azienda per cui lavoro, ma credo che questo valga in generale.
Non fa piacere avere qualcuno che ti vuol spingere per forza ad acquistare qualcosa; ma puoi accettare di buon grado chi ti aiuta a prendere un prodotto dallo scaffale e ti spiega cosa c'è scritto sull'etichetta, oppure te lo recapita a casa.
Certamente è molto importante riconoscere il cliente e ricordarne  il nome, informarsi sul suo stato di salute ed in generale costruire un rapporto di calore e di familiarità di cui tanti anziani, ma non solo gli anziani, hanno bisogno.
Il negozio del futuro ha bisogno di innovazione di tecnologia, certo. Ma anche di recuperare il calore e la capacità di accoglienza tipici del nostro recente passato. Quello che abbiamo così fretta di scordare.

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POSTA DEL CUORE

19-Aprile-2010

Forse anche voi avete imparato a non dare più grande importanza alla posta depositata dal portinaio. Di norma sono quasi sempre comunicazioni insignificanti o irritanti, più spesso entrambe le cose. Multe, avvisi di pagamento, pubblicità demenziale.
Ieri ho dovuto fingere un po’ di interesse - anche il portinaio ha le sue permalosità professionali - e ho svuotato la casella. Insieme a una non modica dose di nefandezze, ho trovato un pieghevole il cui formato già annunciava l’esercizio della facoltà di pensiero.
Si trattava di una pubblicità (pubblicità?) “5 per 1000”. Aprile, oltre ad essere il più crudele di tutti i mesi, è pure il mese in cui si ragiona (o sragiona) di tasse. Sì, e allora? Dove sta la notizia e cos’ha a che fare con il nostro“oggetto sociale”?
Provo a dirlo in 5 punti, uno per ogni millesimo. 
Primo. Quattro onlus (Opera San Francesco, Unicef, Movimento difesa del cittadino, Banco Alimentare) sono riuscite a fare una cosa insieme (alleluia!).
Secondo. Questa unità d’intenti abbatte il costo-contatto in modo molto significativo (teoricamente del 75%).
Terzo. E’ un consorzio coraggioso: solo una delle quattro onlus potrà trarre benificio (da ogni singolo contatto). Ma è pure un consorzio intelligente: copre ragionevolmente bene l’arco degli “interessi” e del coinvolgimento razionale ed emotivo (idiosincrasie comprese) di molte persone: solidarietà locale, nazionale, internazionale, diritti dei cittadini.
Quarto. E’ un modo finalmente libero e adulto di rivolgersi alle persone e di sollecitare il loro sostegno (“io propongo, tu scegli liberamente la causa che senti più affine”).
Quinto. L’impianto di comunicazione (testi + immagini) è lontano dal tradizionale pietismo ricattatorio. (L’head-line recita pacatamente Tu puoi cambiare il mondo a costo zero. Scegli il destinatario del tuo 5 per 1000).
Inevitabile che il pensiero vada al mondo delle aziende, ma non solo. Alla gran fatica che da sempre si fa a ragionare di co-marketing. A trovare le quadre che convincano quattro dirigenti (ma basterebbero anche tre) a sedersi a un tavolo per parlare di “probabilità e imprevisti” come le carte del Monopoli. Per cercare e trovare soluzioni comuni per comuni ragioni d’interesse: difendere il proprio business - se possibile espanderlo - tagliando i costi. In modo intelligente. Come il pieghevole solidale.

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LEZIONI DI CHINESE

12-Aprile-2010

Ho bruciato la moka l’altro giorno, una cosa che pare succeda spesso ai distratti. Nel mio supermercato preferito stavano esposte con sadica scomodità ben tre marche di caffettiere. Inginocchiato per terra ho cercato con l’aiuto di una deliziosa signora egiziana ottantenne la moka da due. Niente. Da uno, da tre, da sei, da otto, ma da due niente. Grande variabilità anche sul fronte dei prezzi: quella originale con l’omino coi baffi costa un terzo in più della “seconda marca” e il doppio esatto di quella marcata dall’insegna. Bon, mi son detto, andrò a dare un’occhiata al mercato rionale. Lì tra le bancarelle oltre all’offerta di venti carciofi per tre euro ho trovato quello che cercavo: moke vere, moke finte, moke fintissime: da uno, da due, da tre.
Lo confesso, mi è venuto un attacco di braccino corto, non mi capita mai, ma lì nell’allegria delle grida polietniche, mi sono lasciato andare ai miei istinti peggiori e ho comprato la moka più sgrausa di tutte: cinque euro. Giunto a casa ed aperta la confezione ho scoperto due cose: prodotta in China e importata da un’impresa bresciana, la prima; la puzza vagamente radioattiva emanata dal metallo, la seconda. Ora sarò anche ipocondriaco, ma è un fatto che ci siano voluti due lavaggi in lavastoviglie e tre caffè di rodaggio per togliere l’odore.
Era dell’altro ieri la notizia che l’omino coi baffi lascia il Piemonte e delocalizza. Un problema di costi, dice l’azienda. E di venerdì l’articolo sulle ruote contraffatte che si spaccano ogni due per tre. Per non parlare dell’avvertimento espresso da Marchionne nel corso dell’incontro organizzato da Confindustria a Parma. Con la consueta efficace rude chiarezza che gli è propria, l’Ad di Fiat ha ricordato a presenti e assenti che se non ci diamo una smossa i cinesi ci fanno neri. E pure se ce la diamo, ha ribadito. Perché sono enormi. Perché sono tanti. Perché si avviano a diventare la seconda economia del mondo. Perché non vanno affatto per il sottile, aggiungo io.
Chiaro che mi sono sentito abbastanza in colpa. Per l’incauto acquisto e tutto il resto. Anche perché la moka radioattiva è finita nell’angolo più nascosto della cucina, giusto in attesa di essere perfettamente scordata. Il caffè ora lo bevo grazie ad una Bialetti-doc versione grigio antracite très chic, regalo di un’anima buona (molto più che buona). Ma, come diceva Linus osservando il suo pupazzo di neve sciogliersi prematuramente al sole, ci dev’essere ben una lezione in tutto questo.

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GIOCHI DI BIMBA

9-Aprile-2010

Grazie alla segnalazione di Giuseppe Granieri ci siamo visti un filmato per certi versi sconvolgente. Lo trovate qui.
Le immagini mostrano una bambina piccina tanto alle prese con un i-Pad senza lasciare nulla all’immaginazione: di come leggeranno le nuove generazioni e di come sarà il futuro, digitale e non.
(Stefania che è sempre un po’ sospettosa sostiene che la bimba aveva già giocato con l’i-Pad, almeno un paio di altre volte, dice…)

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